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  • Governo e filiera calzaturiera: un 2025 tra difficoltà e prospettive

    Governo e filiera calzaturiera: un 2025 tra difficoltà e prospettive

    In un 2025 che ha confermato il momento difficile affrontato dal settore, è giusto fare il punto sulle relazioni tra Governo e filiera calzaturiera. Per capire le prospettive dell’anno che si appresta ad avviarsi, ripercorriamo le tappe fondamentali del ruolo che le istituzioni, nazionali e meno, hanno ricoperto nel corso dell’anno.

    La situazione ad inizio anno

    Il 2025 del settore si è aperto con una filiera già in sofferenza. La produttività e il fatturato mostravano cali significativi ereditati dal 2024, mentre l’export, da sempre motore del comparto, registrava contrazioni in valore e lievi incrementi nei volumi. In questo contesto fragile si sono rese inevitabili misure correttive che hanno coinvolto anche il governo. Assocalzaturifici ha segnalato un calo del fatturato del 9,7% nei primi nove mesi del 2024 e una riduzione dell’export del 9,2% nello stesso periodo, mentre alcuni distretti denunciavano un crollo produttivo oltre il 16%. I primi mesi del 2025 confermavano la tendenza, con volumi in lieve aumento ma valori ancora in calo. Inevitabile, in una situazione del genere, la richiesta di supporto da parte del Governo.

    Governo e calzaturiero: tra obiettivi raggiunti ed appuntamenti mancati

    Secondo Giovanna Ceolini, il settore necessitava risposte rapide. Durante il Luxury Summit, la presidente ha chiesto interventi su costo del lavoro, sostegni all’export e difesa dell’identità del Made in Italy. Il governo ha aperto un confronto attraverso il Decreto-legge 14 marzo 2025 n. 25, che ha introdotto misure su credito d’imposta, accesso al credito e internazionalizzazione. In materia di export, il protocollo d’intesa con la Regione Marche ha avviato un percorso condiviso per rafforzare la presenza estera dei distretti.

    Il MIMIT ha poi riconvocato la tavola rotonda sulla filiera, con l’impegno di monitorare costi energetici, mercato del lavoro e competitività. Non tutte le aspettative del settore sono state soddisfatte. Secondo Giovanna Ceolini, alcune tavole rotonde convocate nei primi mesi dell’anno non hanno prodotto i risultati attesi, lasciando irrisolti nodi centrali come costo del lavoro, formazione tecnica e sostegni strutturali all’export. L’esclusione dei temi legati all’ultra fast fashion dal DDL Concorrenza ha accentuato il divario tra esigenze della filiera e decisioni politiche. Le imprese attendevano norme capaci di tutelare qualità, sostenibilità e concorrenza leale.

    L’incidenza del mercato estero

    La crisi del settore nel 2025 ha avuto anche una forte dimensione internazionale. Gli Stati Uniti, che negli ultimi anni rappresentavano un mercato strategico per molte aziende italiane, hanno introdotto un dazio aggiuntivo del 20% sulle calzature europee a partire dal 9 aprile 2025. Questa misura ha colpito un comparto che stava cercando di rimpiazzare il calo della domanda proveniente da mercati orientali influenzati da tensioni geopolitiche e conflitti. Le imprese avevano puntato sugli Stati Uniti come alternativa credibile, viste le difficoltà nel Far East e la concorrenza crescente in Medio Oriente.

    Il dazio ha generato un improvviso aumento dei costi, portando l’incidenza tariffaria complessiva anche oltre il 28% su alcuni modelli. Diverse aziende hanno segnalato un calo immediato degli ordini e un rallentamento delle spedizioni. Secondo i dati più recenti, l’export italiano di calzature verso gli Stati Uniti ha registrato un decremento superiore al 20% nella parte centrale dell’anno. Il settore percepisce questa situazione come un rischio serio, perché il mercato americano garantiva margini più stabili e un posizionamento coerente con il valore del Made in Italy.

    A questo scenario si aggiunge l’adeguamento alle nuove norme europee. Il Regolamento UE 2023/988 ha sostituito la Direttiva 2001/95/CE, introducendo obblighi più severi per produttori, importatori e distributori. La riforma richiede tracciabilità puntuale del prodotto, responsabilità estesa lungo la filiera, procedure di richiamo più chiare e un rafforzamento della documentazione tecnica. La vecchia direttiva, meno stringente, non copriva in modo uniforme le nuove esigenze di un mercato globalizzato. L’adeguamento al nuovo quadro impone investimenti organizzativi che pesano soprattutto sulle piccole imprese.

    Contraffazione: un problema da risolvere

    La crisi del settore non riguarda solo vendite ed export. Nel corso del 2025 è cresciuta anche la preoccupazione per la legalità della filiera, tema più volte ribadito da Assocalzaturifici. L’associazione ha richiesto controlli più capillari, procedure uniformi e un sistema che premi le imprese virtuose. Secondo Giovanna Ceolini, la competitività del Made in Italy passa anche dal rispetto delle norme sul lavoro, dalla tracciabilità dei processi e da un modello produttivo trasparente.

    Il settore ha inoltre assistito a un incremento dell’attenzione mediatica legato a recenti casi di irregolarità e sospetti di caporalato all’interno di alcune filiere del lusso. La narrazione pubblica, spesso generalizzata, rischia di danneggiare imprese totalmente regolari che operano nel rispetto delle norme. Confindustria Moda ha segnalato che un eccesso di attenzione mediatica, non accompagnato da verifiche rigorose, può produrre un danno reputazionale profondo all’intero comparto. Le aziende virtuose chiedono quindi controlli severi, ma anche chiarezza comunicativa e distinzione netta tra chi rispetta le regole e chi opera ai margini della legalità.

    Il DDL PMI ha introdotto una certificazione di filiera che punta proprio a rafforzare questo principio. Lo strumento, accolto positivamente dalle imprese, permette di valorizzare chi investe in trasparenza e sicurezza. Le nuove norme europee sulla sicurezza dei prodotti, combinate con la richiesta crescente di responsabilità sociale, rendono evidente la necessità di un sistema normativo moderno e coerente. La battaglia per la legalità non è quindi solo un tema etico, ma una condizione essenziale per tutelare il valore del Made in Italy nel mondo.

    I Piani strategici per il futuro

    Lo sguardo ai prossimi anni dipende dalla capacità del governo di adottare strumenti strutturali. Il  “Piano Italia 2030”, elaborato da KPMG per Assocalzaturifici, mira a rilanciare la competitività attraverso sei pilastri: innovazione tecnologica, visione unitaria della filiera, identità del Made in Italy, strategia internazionale, valorizzazione dell’artigianato e manifattura avanzata. Finora il piano è stato discusso nelle sedi istituzionali, ma non ancora tradotto in misure operative.

    Il Piano Strategico Industriale 2035, elaborato da Confindustria Moda e LIUC Business School, amplia il perimetro all’intero sistema TMA e punta su sostenibilità, formazione, comunicazione e competitività globale. Secondo Ceolini, questi strumenti possono guidare il rilancio, ma richiedono continuità politica e applicazione concreta. I prossimi anni diranno se le strategie riusciranno a consolidare una filiera che resta centrale per il Made in Italy.

    Non resta che attendere i dati a consuntivo del 2025, che saranno noti solo in corso 2026, per capire se le azioni intraprese abbiano modificato la traiettoria dei risultati. L’appuntamento con l’ultimo articolo dell’anno è tra 2 settimane sul blog.

  • Security Summit Streaming Edition 2025

    Security Summit Streaming Edition 2025

    L’ultimo appuntamento dedicato alla cybersecurity si concentra sul Security Summit Streaming Edition 2025, l’aggiornamento rilasciato da Clusit relativo alla sicurezza digitale.

    L’evento, svoltosi online il 5 novembre, ha presentato i dati aggiornati al primo semestre 2025, e ha proposto un focus sul settore manufatturiero, con particolare attenzione alla direttiva NIS2.

    Come anticipato nel precedente articolo, Main Serivice ha seguito l’evento ed è pronta ad aggiornarvi sui dati presentati.

    Il rapporto Clusit

    Alessio Pennasilico, CS Clusit, da il benvenuto all’edizione di novembre del Rapporto Clusit, lasciando subito la parola ad Anna Vaccarelli, presidente Clusit.

    Obiettivo di Clusit, che compie quest’anno 25 anni, è diffondere la cultura della cybersecurity, considerando che nel 95% degli attacchi, l’errore umano risulta particolarmente incidente. È per questo che Clusit, come ricordato dalla Vaccarelli, ha varato diversi progetti formativi. Aziende, scuole, over 60 e giornalisti, sono destinatari di alcuni dei progetti volti ad offrire le competenze necessarie ad affrontare il problema della sicurezza digitale.

    Dopo una veloce rappresentazione dell’indice del Rapporto (che potete trovare a questo link), la parola passa a Sofia Scozzari. La CS di Clusit, illustra come siano variati gli attacchi hacker a livello mondiale nel corso del primo semestre dell’anno.

    Il dato a livello mondiale

    I dati mostrano come nel primo semestre gli attacchi non siano diminuiti. Il dato parla di 2755 attacchi andati a buon fine, con implicazioni di rilievo sia a livello tecnico che reputazionale. Un incremento quindi del 36% rispetto al precedente semestre, con una media di 459 incidenti al mese.

    I principali player sono ancora operativi nell’ambito del cybercrime, con l’87% degli attacchi. Il fenomeno dell’hacktivism, dopo una diminuzione negli anni precedenti, torna ad essere di rilievo con l’8% delle casistiche, anche in ragione dei conflitti in corso.

    Tra i settori più colpiti, il multiple target, il settore militare e l’health care, che restano stabili. Aumentano invece i casi nel manufacturing e nel transportation storage.

    La geografia degli attacchi vede il primato negativo dell’Europa, mentre gli Stati Uniti, si assestano sul 35%, contro il 50% del precedente semestre. Di contro aumentano gli attacchi in Asia per la prima volta, con circa il 20% delle casistiche. Meno rilevanti Oceania ed Africa, anche in ragione di minori informazioni disponibili, mentre il restante 17% si verifica quelle definite come location multiple.

    Circa le tipologie di attacco, le abilità degli hacker sembrano affinatesi. Il 34% degli attacchi è infatti riferibile a tecniche di cui non è stato possibile capire come siano stati veicolati, mentre aumentano le vulnerabilità 0-days. Restano rilevanti i casi di malware (25%), principalmente ransomware, ed i DDos, con il 9%.

    Considerando l’impatto degli attacchi, sono in aumento i casi definiti critical ed high, che insieme raggiungono l’82% dei casi, rispetto al precedente 77%. Il restante 18% è dato da attacchi di medio impatto. L’assenza di attacchi a basso rischio, implica che gli hacker agiscano per ottenere risultati mirati e concreti. I dati più critici si registrano nell’health care, dove ad essere in pericolo sono i dati sia aziendali che dei pazienti.

    Gli attacchi in Italia

    Luca Bechelli, CD Clusit, sposta il focus dal livello globale a quello nazionale. Sebbene lontano dall’incremento registrato globalmente, il dato del 13% desta comunque preoccupazioni. Questo perché se proporzioniamo la popolazione agli attacchi, il dato nazionale supera del 10% la tendenza mondiale.

    Circa la tipologia di attacchi, la situazione nazionale è ben diversa da quella globale. Il dato del cybercrime si assesta sul 46%, mentre è preponderante la quantità di attacchi legata all’hacktivism. Ben il 54% dei casi ha motivazione ideologiche più che economiche. Il gruppo NoName057(16) legato ad interessi filo russi negli ultimi mesi ha colpito portali istituzionali, enti pubblici e siti legati al mondo militare. Sebbene non siano stati provocati danni diretti, l’impatto simbolico è stato notevole.

    Non a caso, il 37,9% degli attacchi in Italia ha interessato l’ambito governativo e militare, con attacchi in aumento del 2,8% rispetto tutto il 2024. Seguono i settori Transportation Storage con il 16,8% ed il settore Manufacturing con il 12,9%.

    Un attacco su 5 è un attacco malware, che si conferma quale tecnica più semplice per gli attaccanti, consentendo di monetizzare. Il dato più importante è comunque relativo ai DDos con circa il 50% degli attacchi.

    La Severity in italia si riduce, per due motivi principalmente. Gli attacchi DDos per natura sono sicuramente più eclatanti, ma hanno minore entità, quindi l’incidenza è minore. Un secondo elemento è la maggiore preparazione delle aziende rispetto la mitigazione delle aziende, che hanno abbattuto drasticamente gli effetti.

    Altri dati del rapporto Clusit 2025

    Oltre i dati mondiali e nazionali, c’è stato spazio anche per un focus sulla condizione governativa e per una tavola rotonda.

    L’analisi governativa presentata dalla Presidente Vaccarelli, interessa il periodo dal primo semestre 2023 al primo semestre 2025 e mostra un incremento di attacchi del 12%. I 322 attacchi registrati nel primo semestre 2025, rappresentano infatti il 76% del totale degli attacchi del 2024. Sebbene la tipologia principale sia quella del cybercrime, l’hacktivism cresce dal 30% dell’intero 2024 al 35% del primo semestre 2025, con particolare concentrazione in Europa. Circa le tecniche, gli attacchi DDos coprono circa il 40% dei casi, mentre aumenta il ricorso a tecniche Undisclosed, assestate sul 33,5%. Il livello di vulnerabilità è comunque basso.  

    La tavola rotonda ha invece coinvolto i partecipanti in merito ad alcune delle tematiche affrontate in corso di mattinata, soprattutto relative ai dati globali. Tra queste il ruolo delle normative nel far lo scenario attuale, cosa che porta ad esempio l’Asia a registrare un incremento di casistiche. Contrandosi su tipologia ed impatto, secondo i relatori la scelta di malware, sebbene di bassa sofisticazione, risulta efficace. Ciò è emblematico della scarsa consapevolezza dell’utente medio nella gestione delle criticità. A tal proposito, la diminuzione di attacchi a basso impatto, non dipende da una maggior capacità nel fronteggiarli, quanto da un aumento di attacchi più impattanti.

    Settore Manufatturiero al Security Summit Streaming Edition 2025

    Il secondo appuntamento che Main Service ha seguito nel corso del Security Summit Streaming Edition 2025, è stato dedicato alle aziende manufatturiere. Nel pomeriggio si è svolto l’incontro Sicurezza della Supply Chain Manufatturiera: l’impatto della NIS2. L’incontro oltre a dare largo spazio alla direttiva NIS2, ha analizzato la condizione attuale delle aziende del manufatturiero rispetto il precedente semestre. Paola Girdinio modera la tavola rotonda.

    I dati del settore manufatturiero

    Il primo a prendere la parola e rendere noti i dati semestrali è Lorenzo Ivaldi, membro del Comitato Scientifico del Clusit. Ivaldi spiega come gli attacchi del primo semestre, 213, si avvicinino molto al dato complessivo del 2024, di 236 attacchi.

    Circa la tipologia di attaccanti, per le aziende manufatturiere, si parla principalmente di cybercrime. Mentre l’anno precedente diversi attacchi erano ascrivibili all’hacktivism, nel primo semestre 2025 si sono verificati attacchi atti ad estorsioni. Il dato è confermato anche dalla tipologia di attacco, per il 58% è composto da malware, in crescita del 20% sul dato complessivo del 2024. Seguono attacchi Unknow, cioè gli 0 days, che a differenza di quanto si verifica in Italia, non son patchate e quindi difficilmente gestibili.

    Il principale bersaglio è l’Europa anche se gli USA hanno invertito il precedente trend in discesa. L’Asia risulta maggiormente attaccata, sebbene meno degli USA. Il dato asiatico è comunque da prendere con cautela. Questo sia per il quantitativo di aziende coinvolte nella migrazione verso l’Asia, che per i dubbi circa la veridicità dei dati dichiarati.

    Circa la tipologia degli incidenti, se gli impatti restano invariati, quelli di media entità sono calati sensibilmente, mentre quelli critici sono aumentati in modo considerevole. Da questo punto di vista a livello nazionale il dato è migliore, anche in ragione della ricezione delle direttive nazionali ed europee.

    Sempre su scala nazionale, il malware è preponderante rispetto i dati globali. Le vulnerabilità sono più ridotte, mostrando quindi una maggior consapevolezza, mentre gli attacchi 0-days restano rilevanti. Circa gli impatti, quelli critici sono poco rilevanti, ma risultando assorbiti dal livello high, il dato resta comunque preoccupante.

    Uno sguardo ad altri report e come mettersi in sicurezza

    Analizzando anche altri report, come il Dagos 2025, si evidenzia come gli attacchi ransomware siano aumentati all’87%, colpendo ogni tipo di realtà industriale.

    Il Microsoft Digital Defense Report 2025, evidenzia come principali problematiche la consapevolezza informatica dei border, tornata in auge con la NIS2 e la protezione dell’identità, in ragione dei numerosi accessi che si registrano nelle realtà aziendali. Tra le principali misure di sicurezza, l’investimento nella formazione del personale, non solo relativamente a competenze tecnologiche, ma anche per formare una cultura volta alla sicurezza aziendale.  

    Tra gli altri consigli del Report di Microsoft, le ulteriori indicazioni prevedono che le aziende siano consapevoli delle proprie debolezze, in base a cui sviluppare piani di risposta efficaci. Condivisione di informazioni sulle minacce, adeguamento alle normative emergenti e pianificazione dei rischi futuri legati alle nuove tecnologie, devono essere la base su cui creare una consapevolezza circa la sicurezza aziendale, che deve allargarsi anche alla catena di fornitura.  Indispensabile infine la gestione dei dati, sia effettuando back up che monitorando quelli in cloud.

    NIS2: La nuova direttiva

    Il secondo intervento del seminario, è stato proposto da Milena Antonella Rizzi, Capo Servizio Regolazione di ACN.

    Il tema è quello della direttiva NIS2, l’aggiornamento della direttiva europea dedicata alla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi.

    La direttiva interessa  aziende appartenenti a settori definiti critici. Tra queste, la aziende del settore moda non rientrano. Tuttavia, per aziende calzaturiere fornitrici di aziende critiche, l’adeguamento non sarebbe necessario per adempiere ad obblighi legali, quanto per implicazioni commerciali.

    La possibilità di rifornire aziende critiche, si collegherebbe infatti ad un sistema di supply chain security che diverrebbe pertanto necessario per le aziende fornitrici.

    Secondo linee guida ACN, basate sul framework nazionale di cybersecurity e cyberprotection, le attività da svolgere in relazione alla supply chain security si articolano in quattro fasi. Si tratta di valutare i rischi collegati alla propria supply chain, definire i requisiti di sicurezza adeguati, applicarli a contratti ed ordini e verificarne l’ applicazione.

    Tali misure sono sufficienti quali requisiti contrattuali, tali da consentire la continuazione delle forniture a clienti interessati dalla NIS2.

    Prossimi appuntamenti con la cybersicurezza

    Con quest’articolo dedicato al Security Summit Streaming Edition 2025 si conclude il ciclo di news relativo alla cybersicurezza, che ritornerà a fine marzo 2026, quando sarà pubblicato il rapporto relativo alla seconda metà del 2025. L’appuntamento con il blog Main Service è invece tra due settimane.

  • Primo trimestre 2025 del calzaturiero

    Primo trimestre 2025 del calzaturiero

    Piena estate e tempo di bilanci: Main Service propone una panoramica sui dati del primo trimestre 2025 del calzaturiero con uno sguardo alle attività prodotte in questa prima metà dell’anno.

    Primo trimestre 2025: situazione ancora complessa per il settore.

    Non arrivano segnali di miglioramento dai dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici. Il primo trimestre del 2025 continua a registrare un andamento negativo dei principali indicatori del settore.

    Produzione e consumi nel primo trimestre 2025

    Sul fronte interno della produzione, il dato del primo trimestre 2025 riporta un calo del fatturato del 7% rispetto l’analogo trimestre del 2024. Il calo della produzione rispecchia in parte anche l’andamento della situazione occupazionale. Il 2024 ha chiuso con 3.369 impieganti 70841 dipendenti. Rispetto a tale dato il primo trimestre 2025 ha restituito un risultato pressochè stabile sebbene in calo. I risultati mostrano una diminuzione percentuale rispettivamente dello 0,6% e dello 0,8%, equivalenti circa a 20 aziende e 600 dipendenti.

    Sempre in ambito lavorativo, aumenta il ricorso alle ore di cassa integrazione per quanto riguarda l’intera filiera pelle, in cui è ricompreso il comparto calzaturiero. Sono state concesse 13 milioni di ore, quasi 5,1 milioni di ore in più rispetto al primo tremestre 2024, con un incremento del 66,1%. Dei tre mesi quello con incremento maggiore è marzo, che rispetto all’analogo mese dle 2024 registra un incremento del 116%.

    Circa i consumi interni, il calo dovuto all’aumento dei costi energetici è in linea con l’inflazione, registrando una diminuzione dell’1,2% in spesa e 2,1% in quantità. Al minor valore contribuiscono scarpe da uomo, donna e bambino, con flessioni in quantità del 4,8% e del 3%. Di contro aumentano sportive e sneakers dell’1% in volume ed 1,7% in spesa.

    Export in calo nel primi mesi del 2025

    Per quanto riguarda le esportazioni, il dato è di 3.035,42 milioni di euro e 53.186.000 paia. Il prezzo medio si assesta così sui 57.07 euro. Rispetto l’analogo periodo del 2024, il valore del fatturato cala del 4,1%, mentre aumenta del 2,5% l quantitativo di paia esportate. Il dato evidenzia il calo dei prezzi medi, che si assesta al 6,5%.

    A livello regionale, oltre il 60% della produzione destinata all’export, proviene da Lombardia (26,7%), Veneto (21,9%) e Toscana (14,7%). Le altre regioni dei principali distretti calzaturieri, Marche, Emilia Romagna, Puglia e Campania, aggiungono un ulteriore 22,4%. Il restante 14,3%  proveniente dalle altre regioni, è in larga parte appannaggio del Piemonte, con il 6,9%.

    Al di la della suddivisione produttiva, è solo la Lombardia a registrare un valore positivo delle esportazioni sul 2024, con un incremento del 5,9%. Il Veneto vede invece contrarre la propria quota del 10,6%, mentre la Toscana del 20,1%. Le altre regioni dei distretti, analogamente registrano contrazioni: -6,9% per le Marche, -12,3% per l’Emilia Romagna, -5.7% per la Puglia e -20,9% per la Campania.

    A trainare l’export, nonostante il calo in valore dell’8,9% rispetto al primo trimestre 2024, sono le calzature in pelle e cuoio. I valori parlano di un fatturato di 1.880,92 milioni di euro e 22.987.000 paia esportate. Aumentano le vendite delle calzature in sintetico (+2,6% in valore e +6,2% di paia vendute). Le calzature in gomma registrano un calo sia in quantità che in valore, nonostante l’aumento dei prezzi medi del 21,4%.

    La principale area di destinazione è il blocco UE, che accoglie poco più del 70% delle quantità prodotte in Italia. Tuttavia il maggiore incremento in valore e quantità si registra nell’area del Medio Oriente, che aumenta rispettivamente del 10,8% e del 14,6%. Segnali positivi anche dall’Est Europa, America ed Africa Settentrionale.

    A livello di singolo paese, Francia, Germania e USA guidano le esportazioni generando un fatturato pari a circa 1/3 delle esportazioni totali. La crescita maggiore in valore la si registra però in Cechia ( + 28,9%), oltre che Turchia ed Emirati Arabi, rispettivamente con una crescita in valore del 21% e del 16,8%. Di contro, forte rallentamento nel Far East, con Cina, Corea ed Hong Kong che vedono un calo di medio del 26,5%.

    Import e saldo commerciale

    Sul versante delle importazioni, i risultati vedono un valore di 1.866,74 milioni di euro per 114.955.000  di paia, con un prezzo medio di 16,24 euro. Il dato indica un aumento delle importazioni in valore più contenuto della variazione in quantità, con conseguente calo dei prezzi medi di importazione.

    Il costo di importazione diminuisce infatti per tutti i materiali di tomaio. A fronte di importanti incrementi nelle quantità importate (+42,5% per prodotti in gomma, e sintetici e pantofole che incrementano di poco oltre il 30%), gli incrementi in valore sono più contenuti (7% per i prodotti in pelle e cuoio e -3,8% per i prodotti in gomma).

    Per quanto riguarda le macro aree, le importazioni dell’UE risultano pressochè invariate, mentre la zona asiatica a registrare un forte aumento sia in valore, 52,2%, che in quantità 56,2%.

    Le importazioni provengono principalmente da Cina, Belgio e Germania, mentre i maggiori incrementi si registrano in valore per Cambogia, Birmania, Indonesia e Vietnam.

    Si assottiglia quindi il saldo commerciale per un valore di 1.168,67 euro rispetto ad 1.502,91 del 2024

    Non solo primo trimestre 2025: le attività Assocalzaturifici nel corso dell’anno

    I dati evidenziano una situazione complessa per il settore, dettata principalmente da tensioni internazionali ed una fiducia ancora fragile da parte degli imprenditori.

    Assocalzaturifici, che a luglio ha festeggiato 80 anni di attività, ha lavorato in questa fase del 2025, per dare risposta ad entrambi i problemi. I temi principali sono quindi individuabili nella  formazione dei futuri imprenditore e sul rafforzamento del Made in Italy.

    Formazione

    Per quanto riguarda la formazione, numerosi sono stati gli appuntamenti volti ad offrire linee guida a chi già opera nel settore calzaturiero. Assocalzaturifici ha trattato il Regolamento UE 2023/988, affrontando nel webinar dedicato, temi quali etichettatura, tracciabilità, misure di vigilanza e sanzioni. Un ulteriore tema affrontato è stato quello relativo all’ ordinanza dell’amministrazione statunitense del 2 aprile, che ha sospeso per 90 giorni l’aumento dei dazi doganali. L’incontro ha individuato strumenti utili ad affrontare il contesto internazionale.

    Sempre  relativamente al mercato americano, Assocalzaturifici ha collaborato con Simest, la soocietà che dal 1991 sostiene le aziende nei processi di internazionalizzazione. Il webinar proposto ha offerto indicazioni circa investimenti produttivi e commerciali, innovazione tecnologica, digitale ed ecologica, formazione del personale e rafforzamento patrimoniale. La misura dedicata all’America Centrale e Meridionale è stata pensata per rafforzare la competitività delle aziende italiane con interessi strategici n quelle aree.

    È stata inoltre  ampliata la misura per la transizione digitale o ecologica, con attenzione alle imprese energivore e a quelle coinvolte in percorsi certificati di efficientamento energetico, destinando la maggior parte delle risorse proprio al rafforzamento patrimoniale.

    Ancora in ambito di sostenibilità, sono state presentate le novità del VCS, lo strumento ideato da Assocalzaturifici per valutare la pratiche sostenibili della filiera calzaturiera. Il tema è stato trattato a fine maggio nell’ambito dell’incontro dell’incontro “A grandi passi verso la sostenibilità”, svoltosi al Politecnico Calzaturiero di Capriccio di Vigonza.

    Gruppo Giovani

    Oltre alle attività dedicate a chi già opera nel settore, il 2025 ha finora proposto momenti dedicati anche ai più giovani. Il 14 maggio si è svolto il primo Forum nazionale dei Giovani del Made in Italy ,  intitolato Creare il Futuro. L’evento è stato organizzato dal Gruppo Giovani di Confindustria Accessori Moda, Federlegnoarredo e Federalimentare, riunendo così le 3F del Made in Italy (Food, Fashion e Forniture). L’incontro è servito a ribadire l’importanza del dialogo tra i settori per sostenere il futuro del Made in Italy.

    Il Gruppo Giovani di Assocalzaturifici è stato poi protagonista dell’incontro “La Legge del Lupo”. La due giorni si è svolta ad inizio luglio, trattando temi come leadership, potere e carisma. L’incontro anticipa quelli che saranno i prossimi appuntamenti dedicati al Gruppo, volti a formare i leader del futuro.

    Made in Italy

    Nell’ambito del Made in Italy, si registrano diverse partecipazioni istituzionali volte al sostegno del saper fare italiano. Assocalzaturifici ha partecipato al Luxury Summit de Il Sole 24 Ore, nel corso del panel “Disegnare il futuro del Lusso”. Nell’occasione è stata sottolineata l’importanza delle PMI nella composizione della filiera italiana e di come queste piccole realtà siano conservatrici del saper fare italiano.

    Tra  il 24 ed il 26 marzo, Assocalzaturifici ha presenziato a Meet Italian Brands presso la Mostra d’Oltremare, nell’ambito delle giornate del Made in Italy. L’occasione ha previsto incontri in cui si è discusso di internazionalizzazione, sostenibilità, nuove tecnologie e strategie di business.

    Oltre ad attività istituzionali spazio nel primo trimestre 2025  anche da attività più rivolte all’ambito operativo. Confindustria Accessori Moda , che riunisce Assocalzaturifici, Assopellettieri, AIP e UNIC , ha partecipato all’audizione presso la Camera dei Deputati sul decreto-legge del 14 marzo 2025. La presidente Giovanna Ceolini ha portato all’attenzione delle istituzioni tre priorità strategiche per il comparto: il tema ancora aperto dei crediti d’imposta per Ricerca e Sviluppo 2015–2019, la necessità di un accesso più efficace al credito, e l’importanza di politiche di sostegno alla crescita e all’internazionalizzazione delle imprese.

    Internazionalizzazione

    Sul piano internazionale, a gennaio è stato siglato un protocollo d’intesa tra l’Associazione e la Regione Marche. L’accordo vede la promozione del settore sui mercati internazionali al fine di rilanciare la filiera. In tale ottica si inserisce anche l’incontro “Le Marche: eccellenza italiana tra moda, gusto e territorio”, svoltosi a Bruxelles. Tale incontro ha inteso promuovere l’identità manifatturiera delle Marche con un focus sui settori della moda, calzature, pelletteria e enogastronomia, puntando a valorizzare le aziende regionali sui mercati internazionali e creare opportuntà di networking.

    Bruxells il 15  maggio è stata inoltre meta di una missione istituzionale di Assocalzaturifici, che ha incontrato rappresentati della commissione europea, DG Trade ed esponenti delle istituzni europee. Il temi sono stati l’aggiornamento sui dossier commerciali europei rilevanti per il comparto calzaturiero italiano e la difesa degli interessi del settore nell’ambito dei negoziati bilaterali tra UE ed altri Paesi. In particolar modo il focus si è incentrat sugli USA, in merito ai dazi doganali, in ragione dell’insatabilità verso un mercato che rappresenta il secondo Paese di destinazione per la calzatura Made in Iataly e su India ed Indonesia.

    L’Indonesia ha accolto un evento speciale dedicato al Micam  In occasione dell’Indonesia Fashion Week, MICAM e MIPEL hanno rappresentato l’eccellenza italiana della calzatura e pelletteria con un evento speciale all’interno del Creative Stage del JCC. L’iniziativa, parte del progetto MICAM Academy, ha lanciato una borsa di studio per due giovani talenti indonesiani, che parteciperanno a un corso intensivo presso Arsutoria School a Milano e saranno ospiti del MICAM Education Talk a settembre.

    Come dichiarato da Giovanna Ceolini, Presidente di MICAM e Assocalzaturifici, il progetto intende costruire un ponte tra Italia e Indonesia, promuovendo creatività, formazione e dialogo tra industrie. Un messaggio condiviso anche dall’Italian Trade Agency di Giacarta, che ha definito l’iniziativa parte delle strategie di promozione integrata del Made in Italy in un mercato dinamico e in crescita.

    Oltre la tappa in Indonesia, l’Asia è stata meta anche di altri eventi organizzati per il settore calzaturiero. Dal 5 al 7 marzo si è svolta in Kazakistan La Moda Italiana @Almaty, a cui hanno partecipato 100 brand e 86 aziende italiane. Luglio invece ha visto un doppio appuntamento che in pochi giorni ha portato il Made in Italy a Tokyo e Seul.

    Trai prossimi appuntamenti internazionali, l’Asia sarà ancora protagonista. Il Made in Italy tornerà ad Hong Kong dal 3 al 6 settembre in occasione de La Moda Italiana @ Centerstage. Sarà poi il momento di tornare in Europa, più precisamente a Parigi in occasione della partecipazione italiana a Who’s Next, dal 6 all’8 settembre.

    Nello stesso periodo, sarà la volta di un altro importante appuntamento fieristico con la calzatura. Dal 7 al 9 settembre si volgerà infatti la 100° edizione del Micam. In attesa di conoscere le novità della prossima edizione, diamo uno sguardo ai risultati raggiunti dall’edizione di febbraio.

    99° Edizione del Micam

    L’edizione 99 del Micam  si è svolta dal 23 al 25 febbraio in concomitanza a Mipel, TheOne Milano, e Milano Fashion&Jewels. L’affluenza nei giorni di manifestazione è stata di 40.449 visitatori. Di questi il 45% stranieri, provenienti principalmente da Giappone, Cina, Francia, Spagna, Germania, Grecia e Turchia.

    Il dato è pressochè identico rispetto all’analoga manifestazione del 2024.L’edizione 97 del Micam registrò 40.821 operatori, provenienti in larga parte dai medesimi paesi della scorsa edizione.

    Per quanto riguarda strettamente il Micam, a questa edizione hanno partecipato oltre 850 brand,  di cui 415 italiani e 438 provenienti da 28 paesi. 

    L’edizione 99 del Micam ha presentato anche la nuova campagna di comunicazione, Game Changers, volta a promuovere i calzaturieri come protagonisti della rivoluzione dello stile. Una campagna incentrata sulle persone che animano il settore, che senza dimenticare la tradizione, propongono nuove idee, materiali e tecniche, anticipando le tendenze del design.

    Eco di Empatia: La tendenza dell’A/I 2025

    A proposito di tendenze, il Micam 99 ha presentato con LiveTrend la macro-tendenza dell’ A/I 2025, definta “Eco di Empatia”. Il significato sottostante il trend,  sottolinea come la vera forza per andare avanti, sia da ricercare nella condivisione con gli altri e non nell’edonismo. Valori come diversità, inclusione, compassione devono guidare l’essere umano in un percorso di crescita fatto di legami con gli altri.

    La tendenza è prende forma attraverso quattro collezioni: Utopian Utility, Twisted Classics, Meditative Artisan e Wonderous Daze.

    Utopian Utility presenta scarpe funzionali ed eleganti ispirate al low-tech, con mix di materiali morbidi e tecnici come pelli scamosciate, nylon e finiture opache. Dettagli ispirati allo sport e al lavoro danno comfort e stile, in un’estetica sobria e rigenerativa.

    Twisted Classic propone calzature eleganti dal gusto retrò, arricchite da tocchi moderni e ribelli, come fibbie complesse e forme geometriche. I materiali spaziano da superfici lucide a tweed e animalier, con colori che fondono nostalgia e attualità.

    Mediative Artisan è la scarpa ispirata allo stile bohémien e nomade, realizzate con materiali naturali come scamosciati grezzi e pelli pelose. Ricami, frange e forme rustiche evocano spiritualità, artigianato e un forte legame con la natura.

    Wondrous Daze mescola romanticismo e punk, con estetiche contrastanti e materiali come pelle lucida, velluto e dettagli decorativi. Borchie, cristalli e nastri celebrano la bellezza dell’imperfezione in un look emotivo e surreale.

    Prossimi Step

    L’analisi dell’ultima edizione del Micam conclude la panoramica sul primo trimestre 2025 e offre un gancio per i prossimi step. Il Micam sarà infatti protagonista dei prossimi articoli pubblicati sul blog Main Service, anche per la ricorrenza che, come anticipato, si appresta a festeggiare. Main Service è pronta a raccontare tutte le novità che saranno presentate a Fiera Milano dal 7 al 9 settembre.

    L’appuntamento è tra due settimane con nuovo articolo sul nostro blog. Buon proseguimento di ferie!