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  • Assomac: competitività della filiera nello scenario globale

    Assomac: competitività della filiera nello scenario globale

    Il 18 giugno si terrà a Milano l’assemblea Assomac, Associazione Nazionale che raggruppa i costruttori italiani di tecnologie e macchinari per calzature, pelletteria e conceria.

    L’appuntamento riunirà imprese, rappresentanze industriali e stakeholder del comparto per analizzare l’evoluzione del settore in un contesto globale caratterizzato da incertezza geopolitica, pressioni sui costi e trasformazione dei mercati internazionali. Al centro dei lavori ci saranno la competitività della filiera italiana, l’impatto della domanda internazionale sugli investimenti in macchinari e il ruolo dell’innovazione tecnologica nei processi produttivi.

    Particolare attenzione sarà dedicata ai temi della digitalizzazione, dell’automazione e della sostenibilità industriale, considerati leve strategiche per rafforzare la capacità produttiva delle imprese.

    L’assemblea Assomac diventa quindi un momento di analisi e indirizzo per l’intero comparto. Main Service offre una chiave di lettura con un focus sulle prospettive future del sistema pelle italiano.

    Lo studio congiunturale Assomac

    L’assemblea segue la presentazione dello studio congiunturale e dei bilanci del settore italiano delle macchine per conceria, calzature e pelletteria, che ha posto il focus sull’evoluzione del comparto dal 1995 al 2024, con l’obiettivo di offrire una lettura complessiva degli andamenti del settore, del posizionamento competitivo internazionale e delle condizioni economico-finanziarie delle imprese.

    La lettura dei dati  conferma una forte vocazione all’export del Made In Italy, che rappresenta la principale leva di crescita, ma mostra anche una sensibile dipendenza dalla ciclicità degli investimenti dei brand della moda. I dati evidenziano infatti una fase di rallentamento rispetto ai picchi precedenti, pur in un contesto di sostanziale tenuta industriale. Le imprese del settore restano fortemente orientate all’innovazione tecnologica, con investimenti in automazione, digitalizzazione e soluzioni per l’efficienza produttiva. Il rapporto sottolinea inoltre il ruolo cruciale del comparto come abilitatore della competitività del sistema calzaturiero italiano, incidendo direttamente su qualità, tempi e sostenibilità della produzione.

    PMI: quali indicazioni?

    Sebbene non sia possibile anticipare quelle che saranno le conclusioni dell’imminente assemblea, lo scenario rappresentato è già in grado di fornire indicazioni alle aziende calzaturiere.

    Il modello produttivo su cui dovrebbe orientarsi una PMI, non dovrebbe essere guidato da un aumento di volumi, quanto piuttosto alle capacità di adattamento. Una maggior flessibilità, che consentirebbe di gestire lotti più piccoli e mercati sempre più selettivi. In parallelo diventa centrale l’efficienza dei processi, con l’obiettivo di ridurre sprechi, tempi morti e rigidità interne.

    L’automazione deve essere funzionale alla riduzione dei costi operativi e non alla sola espansione produttiva. Infine, la digitalizzazione della filiera consente di collegare progettazione, produzione e controllo qualità in modo integrato. In questo contesto, la competitività non dipende dalla quantità prodotta, ma dalla capacità di adattarsi rapidamente alle richieste del mercato globale.

    In attesa delle conclusioni ufficiali, lo scenario appare già chiaro: per le PMI calzaturiere non si tratta più di scegliere se innovare, ma di come farlo per restare competitive in un mercato globale sempre più selettivo.

  • Dazi calzature USA: le prospettive per il calzaturiero

    Dazi calzature USA: le prospettive per il calzaturiero

    I dazi calzature USA restano un fattore centrale per il settore italiano anche dopo l’accordo del 19 maggio tra Unione Europea e Stati Uniti. L’intesa ha evitato un peggioramento dello scenario commerciale, ma non ha modificato la struttura di fondo del mercato. Main Service cerca fare il punto della situazione, per capire quali possano essere le prospettive delle aziende calzaturiere rispetto al mercato statunitense.

    Il contesto attuale

    Le calzature italiane arrivavano già negli Stati Uniti con una pressione tariffaria elevata e con una forte complessità operativa. Il risultato è una stabilizzazione più che una semplificazione. Le imprese evitano nuove barriere, ma continuano a operare in un contesto instabile, con margini sotto pressione e buyer sempre più prudenti. Il governo italiano, nel frattempo, spinge sulla qualità del Made in Italy. Antonio Tajani ha sottolineato una crescita dell’export superiore al 7% nel primo trimestre, attribuendo il risultato alla forza del sistema produttivo e alle politiche di sostegno alle imprese.

    Dazi calzature USA e mercato americano: crescita, complessità e trasformazione

    Il mercato americano delle calzature resta un obiettivo strategico per l’Italia. Nel 2025 l’export ha raggiunto 1,42 miliardi di euro, confermando gli Stati Uniti come secondo sbocco mondiale per la scarpa italiana. Il potenziale resta enorme. Nel 2024 il consumo americano ha toccato 2,1 miliardi di paia, pari al 10% del volume globale. Tuttavia, l’accesso a questo mercato richiede oggi una struttura organizzativa complessa. Le aziende affrontano costi elevati per agenti, viaggi, marketing e logistica. I retailer richiedono più visite prima della chiusura degli ordini e tempi decisionali più lunghi. Anche i pagamenti risultano meno immediati rispetto ad altri mercati. A questo si aggiungono dazi, volatilità dei costi energetici e incertezza macroeconomica.

    Il retail americano sta cambiando rapidamente. La fascia media si restringe mentre cresce la domanda di prodotti più curati, durevoli e di qualità superiore. Il Made in Italy mantiene un ruolo forte grazie a design, materiali e affidabilità. L’Italia rappresenta solo l’1% dei volumi importati negli USA, ma pesa per il 7% del valore complessivo. Questo squilibrio conferma che il mercato non premia la quantità, ma la capacità di posizionamento. Le aziende che riescono a strutturare distribuzione e servizio riescono ancora a crescere, mentre altre faticano a consolidarsi.

    Strategie future: cosa possono fare le imprese e il ruolo del governo

    Il governo non interviene sui dazi in modo diretto per il singolo comparto, ma agisce dentro una strategia più ampia di sostegno all’export. La linea attuale si basa su diplomazia commerciale, promozione internazionale e strumenti operativi come ICE e SACE. Le imprese possono accedere a fiere internazionali, assicurazioni sul credito e supporto all’ingresso nei mercati esteri. L’obiettivo politico non è abbattere le barriere tariffarie, ma evitare escalation e sostenere la competitività del Made in Italy attraverso la qualità.

    Per le aziende meno strutturate lo scenario è più complesso. Il mercato americano premia chi ha presenza stabile e penalizza chi entra senza rete commerciale. I costi fissi sono elevati e la gestione del cliente richiede continuità. Il rischio principale non è solo il dazio, ma la difficoltà a mantenere una posizione stabile nel tempo. Le strategie più efficaci diventano quindi selettive. Le imprese devono scegliere pochi partner affidabili, ridurre l’esposizione non necessaria e concentrarsi su segmenti chiari. La fascia media appare la più esposta, mentre cresce l’importanza della specializzazione o della premiumizzazione. Anche la diversificazione geografica diventa una leva essenziale per ridurre la dipendenza dal mercato USA.

    In questo scenario i dazi calzature USA non rappresentano un blocco, ma un filtro. Il mercato americano resta centrale, ma sempre meno accessibile in modo generalizzato. Il futuro del settore si gioca sulla capacità di trasformare la pressione competitiva in posizionamento. Il Made in Italy continua a reggere, ma solo per chi riesce a muoversi con struttura, strategia e continuità.

  • Software gestionale per calzaturifici: Main Service guarda al futuro

    Software gestionale per calzaturifici: Main Service guarda al futuro

    Il software gestionale per calzaturifici sviluppato da Main Service, Sim-X, entra in una nuova fase.

    Dopo aver dedicato diversi approfondimenti al settore, è il momento di spostare l’attenzione su ciò che accade all’interno dell’azienda. Il team è infatti al lavoro su un progetto che impegnerà i prossimi mesi.

    I trend del comparto calzaturiero, monitorati anche da Assocalzaturifici, evidenziano una crescente variabilità nei processi produttivi e organizzativi. Questo tipo di evoluzione richiede strumenti gestionali capaci di accompagnare il cambiamento.

    Nel mondo della gestione aziendale, restare fermi non è un’opzione. L’innovazione è ciò che permette alle aziende di crescere, adattarsi e affrontare nuove sfide con sicurezza. È questa la visione che accompagna Main Service da circa 40 anni. Ed è la stessa visione, che ha portato oggi l’azienda a voler offrire implementazioni al proprio software gestionale per calzaturifici.

    Non è la prima volta che in tempi recenti Main Service è al lavoro per offrire miglioramenti software. Negli ultimi anni l’azienda è già intervenuta sul proprio software gestionale per calzaturifici con aggiornamenti mirati. Questa volta, però, l’approccio cambia. L’attività in corso non riguarda singole funzionalità, ma coinvolge la struttura complessiva del sistema.

    Un nuovo approccio al software gestionale per calzaturifici

    Il lavoro nasce da una riflessione più ampia sulle logiche che regolano il gestionale. Il team ha analizzato diverse soluzioni, confrontando alternative e valutando scenari possibili. L’obiettivo è individuare un’evoluzione coerente con le esigenze operative delle aziende.

    In questa fase, lo sviluppo procede per passaggi progressivi. Non si tratta di un intervento isolato, ma di un percorso che interessa più livelli del software. Architettura, flussi e interazioni vengono esaminati con attenzione.

    Abbiamo scelto di condividere questo momento senza entrare nei dettagli. Al momento non esiste una data ufficiale di presentazione. Anticipare informazioni incomplete rischierebbe di creare aspettative poco allineate.

    Nei prossimi mesi ci sarà modo di entrare più nel concreto. Non resta quindi che restare collegati sul nostro blog per conoscere le attività che accompagneranno questa fase.

    Nell’attesa di futuri aggiornamenti, l’appuntamento con il nostro blog è tra due settimane, per un nuovo articolo sul nostro blog.

  • Interscambio commerciale 2025

    Interscambio commerciale 2025

    Il Centro Studi di Confindustria Moda ha elaborato i dati Istat relativi all’interscambio commerciale 2025 . Main Service offre una panoramica dei dati elaborati, analizzando export, import e saldo dell’interscambio commerciale del 2025.

    Export

    Il valore della produzione calzaturiera nel 2025 si assesta sui 12,8 miliardi di euro, di cui, circa l’85% è rappresentato dalle esportazioni. I dati elaborati, confermando l’incidenza percentuale delle esportazioni sui risultati produttivi degli ultimi anni.

    L’export del 2025 raggiunge gli 11,56 miliardi di euro. Il valore è frutto delle 192 milioni di paia esportate, ad un prezzo medio che si aggira sui 60 euro. Confrontando il dato con quello del 2024, si registra un calo in valore dello 0,7%. La differenza dipende da un aumento delle paia vendute, in crescita del 3,8%, e da una contrazione dei prezzi medi praticati, diminuiti del 4,3%.

    Rispetto ai dati del 2023, il valore dell’export è in calo dell’8,7%. Il risultato attuale, rispetto al 2023, registra infatti un lieve aumento delle quantità, pari allo 0,8%, controbilanciato da una diminuzione dei prezzi medi del 9,5%. Il minor valore, è quindi da ricercare non nelle quantità esportate, quanto nella contrazione dei prezzi medi praticati.

    La situazione attuale rispecchia il cambio di trend rispetto al periodo pre-Covid. La maggiore incidenza odierna dell’export, in crescita del 12,6%, è infatti frutto di un aumento dei prezzi medi (+18%), a fronte di quantità in diminuzione (-4,7%).

    Analisi per materiale tomaio

    Entrando nel merito dell’analisi per materiale di tomaio, le maggiori esportazioni, si registrano per calzature in pelle e cuoio. La categoria assorbe circa il 64% del valore ed il 43% delle paia esportate presentando inoltre il prezzo medio maggiore, che sfiora i 90 euro. Quest’ultimo è comunque in calo del 2,2% rispetto al 2024, mentre le quantità presentano una lieve flessione, restituendo un minor valore del 2,8%.

    Le calzature in sintetico, rendono all’export 1,375 miliardi di euro, per 58 milioni di paia esportate ad un prezzo medio di 23,78 euro. Rispetto al 2024 si registra per questa categoria, un lieve aumento del valore, pari allo 0,5%. Il risultato deriva da un incremento di quantità esportate, pari all’8,6%, a fronte di un decremento dei prezzi medi del 7,5%.

    Risibile il contributo di pantofole e calzature in gomma. Le due categorie contribuiscono all’export per circa l’1% del valore, con circa 9,3 milioni di paia. Le due categorie presentano comunque variazioni diverse rispetto al 2024. Le pantofole calano in valore del 4,8%, in ragione di un incremento di quantità dell’8,9%, controbilanciato da un calo dei prezzi medi del 12,6%. Le calzature in gomma registrano un crollo in valore del 34%, in quanto nonostante un incremento dei prezzi medi dell’11,5%, calano in quantità del 40,8%.

    Per quanto riguarda infine le calzature in tessuto e materiale diverso, si registra nel 2025 un aumento sia in quantità che in valore, a fronte di minori prezzi medi praticati.  

    È evidente come siano segmenti più basici, come la gomma, a mostrare le tensioni più forti sul mercato. Tuttavia il fenomeno è trasversale ed interessa prioritariamente la pressione sui prezzi medi.

    Analisi per area geografica

    L’Unione Europea si conferma come principale mercato di sbocco delle esportazioni italiane. Il blocco UE importa poco oltre il 70% delle paia esportate, corrispondenti al 52,29% del valore totale delle esportazioni. Il maggior valore rispetto al 2024, dipende in questo caso da un incremento di quantità esportate, a fronte di prezzi medi in calo del 4,5%.

    Le altre aree che contribuiscono maggiormente all’export in termini di valore, sono quella degli altri paesi europei  ed asiatici e l’America del Nord. Le tre aree, insieme raggiungono i 4,3 miliardi di euro, all’incirca equamente ripartiti, per un totale che sfiora i 38 milioni di paia.

    Le dinamiche tra le aree sono tuttavia diverse, in ragione dei prezzi medi praticati. Se gli altri paesi asiatici presentano prezzi medi pari ai 170,05 euro, quelli europei sono circa la metà, assestandosi sugli 86,63 euro. I diversi prezzi medi incidono quindi sulle quantità. A fronte delle 8 milioni di paia esportate negli altri paesi asiatici, in quelli europei si supera la quota dei 15 milioni. È comunque l’area asiatica a presentare la maggior contrazione rispetto al 2024, con un calo del 15,3% in valore e del 13,1% delle quantità , mentre l’area degli altri paesi europei, resta grosso modo stabile, con una lieve flessione dello 0,7% in valore e del 3,9% in quantità.

    Volendo porre il focus sull’incremento di performance rispetto l’anno precedente, crescono gli altri paesi d’Africa e l’America del Sud, rispettivamente del 15,3% e dell’11,5%. La maggior crescita in quantità riguarda invece i paesi d’Africa, che registrano +28,6%, mentre l’America del Sud, +5,2%.

    Continua la crescita moderata del Medio Oriente, che pur non offrendo un contributo deciso alle esportazioni, registra un aumento percentuale sia in valore che in quantità.

    Analisi per paese

    Guardando all’analisi per paese, la classifica è guidata da Francia, Usa e Germania. I tre paesi contribuiscono a circa il 42% delle esportazioni, sia in valore che in quantità, con delle variazioni rispetto al 2024 tendenzialmente stabili. Lievi aumenti negli USA, un minor calo in Francia ed un mercato effettivamente stabile in Germania.

    Di contro, la Cina registra un decremento in valore del 20% rispetto al 2024, assestandosi su un valore di circa 506 milioni di euro. Calano anche Corea del Sud e Russia, entrambe del 17% in valore. In particolare la Russia evidenzia un incremento dei prezzi medi del 9,7% a fronte di un calo delle quantità esportate, pari al 24,6%.

    Rispetto alle aree geografiche di appartenenza, Emirati Arabi e Spagna registrano buone performance in valore, in crescita rispettivamente del 9% e del 14% sul 2024.

    Importazioni

    Per quanto riguarda le importazioni, i dati dell’interscambio commerciale 2025, riportano di un valore pari a 6,723 miliardi di euro. Il risultato si traduce in 376,8 milioni di paia importate, ad un prezzo medio di 17,84 euro. Rispetto al 2024, il maggior valore dell’1,4%, è determinato da maggiori quantità importate, pari al 9,5%, controbilanciate da una diminuzione dei prezzi medi del 7,4%.

    Il dato, in lieve aumento rispetto al 2024, è comunque inferiore al 2023. La contrazione riguarda sia il valore che i prezzi medi, pari rispettivamente al 2,9% ed al 13,5%. Di contro, si registra un aumento di quantità importate, in aumento del 12,3%.

    Confrontando  i risultati degli ultimi anni con il periodo pre-Covid, si nota come le quantità importate siano pressochè stabili. Ad incidere però sul maggior valore delle importazioni sono i prezzi medi. Il 2025 mostra infatti un incremento di tali prezzi dell’11,1% rispetto al 2019, con conseguente impennata del valore, pari al 25,4%.

    Analisi per materiale di tomaio

    Ad incidere sul valore delle importazioni, pesano soprattutto le calzature in pelle e cuoio, per circa il 44% del valore totale. Le quantità in tal senso superano di poco i 90 milioni, con un prezzo medio di 33,06 euro. Rispetto al 2024, il valore cala del 4,1%, mentre l’aumento di quantità è controbilanciato dal minor prezzo medio praticato, in calo di 6 punti percentuali.

    Ad essere importate sono però maggiormente calzature in sintetico. Le quantità si assestano sui 141,75 milioni di paia. Il prezzo medio di 11,09 euro, fa si che le calzature in sintetico contribuiscano alle importazioni per un valore di circa un miliardo e mezzo.

    Rispetto al 2024, le maggiori quantità importate, +9,2% non determinano un incremento nel valore, che cala dell’1,1% in ragione del prezzo medio in calo del 9,4%.

    Come visto per le esportazioni, l’area pantofole e gomma, contribuiscono anche per le importazioni in misura minima. Sono specialmente le calzature in gomma a registrare un forte calo in valore, quantità e prezzi medi.

    Più rilevante è il risultato raggiunto dalle calzature in tessuto e materiali diversi, che costituisce circa il 30% del valore delle importazioni. I circa 2 miliardi di euro, corrispondono a 93 milioni di paia, importate ad un prezzo medio di 21,83 euro. La categoria registra un incremento in valore del 13,6% rispetto al 2024, a cui corrisponde un aumento delle quantità, pari al 15,9% e un calo dei prezzi medi del 2%.

    Analisi per area geografica

    Le principali aree di importazione sono quelle dell’UE e della zona dell’Asia, che insieme coprono il 90% sia in valore che in quantità. Il dato delle due aree ha comunque una genesi diversa rispetto al 2024. Nell’area UE, le importazioni diminuiscono del 5,1% in valore, in ragione di maggiori prezzi medi del 9,5% controbilanciati da quantità in calo del 13,4%. Di contro, la zona asiatica, cresce in valore del 23,7%, in virtù di quantità in aumento del 33,6% e prezzi medi in diminuzione del 7,4%.

    Analisi per paese

    Spostando l’analisi da area geografica a paese, la Cina si conferma come principale paese da cui l’Italia importa. Le importazioni dalla Cina interessano oltre 155 milioni di paia, per un valore di poco oltre 1 miliardo di euro. Il prezzo medio è non a caso il più basso, pari a 6,47 euro, ed in calo del 14% rispetto al 2024. Il dato si accompagna ad un incremento delle paia importate rispetto lo scorso anno, pari al 25%, per un incremento in valore del 7,9%.

    In termini di valore, completano il podio Paesi Bassi e Belgio, contribuendo all’import rispettivamente con 728,05 milioni di euro e 681,66 milioni di euro. In termini quantitativi, il Belgio è sostituito dal Vietnam, con 33,185 milioni di paia importate. Il paese registra una crescita rispetto al 2024 dell’86,7%  in quantità e del 63% in valore, in ragione di prezzi medi in diminuzione del 12,7%.

    Saldo dell’interscambio commerciale 2025

    La differenza tra esportazioni ed importazioni restituisce un saldo positivo in valore, ma non in quantità, e comunque in calo del 3.5% sul 2024. Le paia importate superano infatti di 184,8 milioni di unità quelle esportate. È la differenza dei prezzi medi praticati, 60,23 per le esportazioni e 17,84 per le importazioni, a definire il risultato. Il saldo dell’interscambio commerciale 2025, si assesta quindi sui 4,84 miliardi di euro.

    Risulta quindi evidente, come la competitività italiana, resti più legata alla capacità di sostenere prezzi elevati, piuttosto che alle quantità vendute.

    L’analisi dell’interscambio commerciale 2025 conclude la triade di appuntamenti dedicata al settore. Tra 15 giorni sarà tempo di un nuovo articolo sul nostro sito, dedicato alle ultime novità in casa Main Service. L’appuntamento è tra 15 giorni sul nostro blog.

  • Rapporto Clusit 2026

    Rapporto Clusit 2026

    Nel mese di marzo, Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, ha pubblicato il Rapporto Cluist 2026.

    Il rapporto, presentato al Security Summit Clusit, svoltosi a Milano dal 17 al 19 marzo, analizza i dati relativi agli incidenti cyber avvenuti nel 2025.

    Nel seguente articolo, Main Service propone una panoramica del rapporto, concentrandosi principalmente su quella che è la situazione italiana e quali soluzioni adottare.

    Rapporto Clusit 2026: criticità dello scenario globale

    Secondo il Rapporto Clusit 2026, gli attacchi nel mondo sono aumentati del 49% rispetto l’anno precedente, per un totale di 5256 attacchi censiti. Si tratta del dato più alto mai registrato, che vede l’Italia ricevere il 9,6% degli attacchi mondiali.

    L’incremento degli attacchi ha reso necessario una riclassificazione del livello di incidenti. In tale ottica i livelli Medio/Bassi sono stati accorpati, ma è stato introdotto un nuovo livello, Extreme, che riguarda attacchi rilevanti a grandi aziende.

    Focus sull’Italia

    Il Rapporto Clusit 2026, individua riporta come in Italia, tra il 2021 ed il 2025, si siano verificati 1432 incidenti, di cui 507 nell’ultimo anno. Il dato, in un’ottica globale, è molto vicino al picco italiano del 2023, pari all’11,2%.

    Le principali tipologie di attaccanti sono Cybercriminali per il 61%, ed Hacktivist, per il 38,7% confermando di fatto quanto verificatosi negli anni precedenti. Per quanto riguarda la seconda tipologia, si tratta di attacchi che continuano ad essere riferibili ad una matrice geopolitica correlata ai conflitti, con un aumento del 145% rispetto l’anno precedente.

    Sebbene questi abbiano spesso finalità puramente dimostrativa, sono spesso oggetto di attenzione dai media ed evidenziano una minor protezione italiana rispetto a quella di altri paesi.

    Tra le principali vittime di attacchi, al primo posto c’è il settore governativo, con il 28% degli incidenti registrati. Seguono il Manufatturiero, (12,6%), Multiple Target (12,4%) e Trasporti, al (12%). I quattro settori hanno ricevuto circa il 65% di incidenti, in crescita del 5% progressivo negli ultimi due anni.

    Per quanto riguarda le tecniche più utilizzate, le prime quattro posizioni sono occupate da DDos, con il 38,5%, Malware con il 2,27%, Undiscolsed 21,% e Phishing con il 12,4%. Il dato è coerente sia con la tipologie di vittime che di attaccanti, essendo spesso i DDos correlati agli Hacktivist.

    Circa la Severity degli incidenti, il dato italiano è diverso da quello internazionale, in quanto oa fronte di incidenti di tipo High e Critical, quella Medium/Low è particolarmente alta, 52,5% contro il 13% globale. La categoria Extreme è invece risibile, assestandosi al di sotto dell’1%.

    Se quindi da un lato si registra positivamente come attacchi critici siano ridotti, dall’altro è evidente come in Italia ci sia una scarsa capacità di contrastare le minacce cyber.

    Quali soluzioni propone il Rapporto Clusit 2026?

    Le soluzioni da applicare non sono diverse da quelle degli anni passati. La differenza la fa piuttosto la maggiore criticità dettata dal legame tra ambiente socioeconomico e digitale.

    La gestione delle minacce tramite applicazione delle normative è si fondamentale, ma serve anche un maggior coinvolgimento dei diretti interessati, per evitare di generare investimenti non centrati sulle singole realtà.

    Se da un lato quindi le autorità di controllo e regolazione devono intensificare il loro ruolo di guida nel cambiamento, dall’altro una diversa cultura relativa alla sicurezza digitale è ad oggi indispensabile.

    Lo dimostra la varietà di settori colpiti dagli attacchi, la cui eterogeneità dipende molto probabilmente dal diverso grado di velocità di aggiornamento nei diversi settori.

    Ne deriva che sia ad oggi imprescindibile diffondere una governance di sicurezza che consenta di identificare i rischi per analizzarli e gestirli al meglio. Il risk management non deve più essere appannaggio di pochi, serve una maggior consapevolezza delle persone, che coinvolga l’intera filiera.

    Risulta necessario quindi collaborare con i fornitori nell’intercettare esigenze di sicurezza dei clienti, così come garantire ai clienti maggior capacità di governo dei processi esternalizzati.  

    A valle di questa panoramica, Main Service da appuntamento tra 15 giorni con un nuovo articolo sul nostro blog.

  • Giornata Nazionale del Made in Italy 2026

    Giornata Nazionale del Made in Italy 2026

    Il 15 aprile si celebrerà la Giornata Nazionale del Made in Italy 2026. L’evento istituito dalla Legge Quadro Made in Italy (L.206/2023) celebra nell’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci, il saper fare italiano valorizzandone le eccellenze produttive.

    Filo conduttore della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026 è la formazione, centrale nel trasmettere il sapere necessario a rendere uniche le produzioni italiane. La celebrazione, giunta alla terza edizione, quest’anno festeggia anche il traguardo dei mille marchi storici registrati.

    Gli oltre 800 eventi in programma, divisi tra mostre immersive, appuntamenti formativi, eventi pubblici e visite aziendali, si svolgeranno dal 20 marzo al 10 maggio. A questo link è possibile conoscere l’elenco aggiornato.

    Gli eventi in programma non si svolgeranno solo in Italia, ma sono previsti anche diversi appuntamenti all’estero, che coinvolgeranno numerose aziende in diversi settori. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha infatti registrato per quest’anno un incremento di partecipazioni. A partecipare, oltre aziende appartenenti alle 5 A del Made in Italy (abbigliamento, arredo, agroalimentare, automazione ed automotive), saranno anche realtà di settori emergenti. Tra questi rientrano salute, spazio e difesa, economia blu, turismo, industrie culturali e creative, che hanno contribuito alla crescita dell’export italiano.

    Main Service nell’articolo, vi segnala tutti gli eventi legati al mondo del calzaturiero.

    Gli eventi del calzaturiero per la Giornata Nazionale del Made in Italy 2026

    Come anticipato, gli eventi della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, non si concentrano il 15 aprile, ma dal 20 marzo al 10 maggio. Tra quelli già svolti, segnaliamo l’incontro “Prepararsi al Regolamento Ecodesign: normativa, mercati internazionali e prospettive per il settore tessile”. L’evento organizzato da Confindustria Veneto Est, svoltosi il 20 marzo all’interno della quinta edizione della Settimana della Sostenibilità, si è concentrato sulla normativa europea. Nel corso dell’evento, sono state affrontate le implicazioni per il settore moda del regolamento Ecodesign, sia in termini di obblighi ed opportunità. Si è discusso inoltre delle relazione con grandi brand extra UE, guardando alla comparazione normativa tra Regno Unito ed USA.

    Dal 23 al 25 marzo si è invece svolta presso il padiglione 6 della Mostra d’Oltremare a Napoli, la quarta edizione del Meet Italian Brands. L’evento dedicato alle aziende campane, è stato organizzato da Regione Campania, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Confindustria Campania e Unione Industriali Napoli, Università Luigi Vanvitelli ed il patrocinio del Comune di Napoli.

    Il coinvolgimento di ICE Agenzia, ha consentito ai circa 90 brand campani intervenuti, di incontrare oltre 100 buyer internazionali selezionati. La tre giorni di kermesse ha dato spazio sia ad incontri B2B che a talk e convegni. Nel corso di questi ultimi, si è parlato di valorizzazione dei giovani talenti ed è stato presentato il  Mo.CAM, il Distretto della Moda Campana.

    Infine il 26 marzo si è svolta a Vigonza, in provincia di Padova, la visita all’Istituto Politecnico Calzaturiero. L’incontro ha coinvolto 150 studenti e docenti, presentando ai giovani gli sbocchi professionali del settore.

    I prossimi appuntamenti dal calzaturiero per la Giornata Nazionale del Made in Italy 2026

    Il 12 aprile, a Monte Urano, in provincia di Fermo, si svolgerà Artigiano in Mostra. 30 artigiani esporranno calzature, borse ed articoli di pelletteria con dimostrazione dal vivo di orlatura e funzionamento della manovia.

    Nella giornata dedicata alle celebrazioni, sono previsti eventi formativi e mostre che si svolgeranno nelle Marche e la Toscana.  

    Per quanto riguarda le Marche, sono in programma due eventi dedicati alla formazione. “Why Italians do it better? Il racconto di un’eccellenza che parte da noi”, a Fermo, racconterà ai giovani il valore produttivo del distretto fermano maceratese. L’evento, che dedicherà particolare attenzione al comparto calzaturiero, coinvolge associazioni di categoria, Consorzio Calzature e Consorzio Cappellodoc e la Presidente di Unioni Stilisti Marche.

    A Porto Sant’Elpido, sempre in provincia di Fermo, sarà presentato MasterShoes, un talent tra studenti fashion design, nato per avvicinare i giovani al settore calzaturiero. Nel corso dell’iniziativa, gli studenti, supportati da tutor professionisti ed aziende del distretto, saranno impegnati a realizzare calzature e accessori.

    In Toscana, a Firenze, è in programma la visita guidata al Museo Ferragamo. Il Museo accoglierà la mostra “Salvatore Ferragamo 1898 – 1960” dedicata al fondatore della maison di moda. L’evento è accessibile su prenotazione, che è possibile effettuare seguendo questo link.

    I successivi appuntamenti della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026 …

    Nei giorni seguenti la celebrazione, sono previsti ulteriori eventi. A Lucca, il 18 ed il 19 aprile, si svolgerà “Moda Made in Italy”,  presentando una sfilata di prodotti tipici lucchesi. Dal 18 al 30 aprile a Vigevano andrà in scena “Trame di Futuro: eredità in movimento” una mostra dedicata alla manifattura.

    Il 6 maggio si svolgerà  a Prato “E’ di Moda il mio Futuro”, dedicato a studenti delle scuole secondarie di I e II grado. Il progetto, giunto alla nona edizione, intende avvicinare i giovani ai settori del tessile, dell’abbigliamento e del calzaturiero tramite visite aziendali, laboratori e concorsi.

    L’8 maggio, a Stra, in provincia di Venezia, la conferenza “Riviera del Brenta, terra del design. Il Made in Italy tra bellezza, cultura e identità” unirà innovazione calzaturiera, progetto architettonico e tutela del patrimonio.

    … e con il blog Main Service

    Dopo aver parlato di Made In Italy, nel prossimo articolo Main Service darà spazio ad un tema decisamente più informatico. Sarà infatti tempo di conoscere gli aggiornamenti del Rapporto Clusit sulla sicurezza digitale. L’appuntamento è tra 15 giorni, con un nuovo articolo sul nostro blog.

  • Primo trimestre 2026: tempo di indagini

    Primo trimestre 2026: tempo di indagini

    Con il primo trimestre 2026 prossimo a concludersi, è il momento ideale per un’analisi approfondita del settore calzaturiero.

    Nel corso dei prossimi articoli, Main Service porrà il focus su tre diversi argomenti. La vicinanza delle festività pasquali, normalmente dedicata all’analisi dei risultati economici del settore, e la concomitanza con altri due importanti appuntamenti, ha portato la software house ad allargare il campo di indagine.

    La recente pubblicazione dell’ultimo rapporto Clusit e la prossimità della 3° Giornata Nazionale del Made in Italy, sono temi certamente rilevanti per il calzaturiero.

    Tali argomenti, di cui offriamo di seguito una breve panoramica, saranno con l’analisi dei risultati settoriali, i temi portanti del prossimo bimestre all’interno del nostro blog.

    Rapporto Clusit 2026

    Tra gli appuntamenti dedicati all’analisi del primo trimestre 2026, uno di questi sarà dedicato al Rapporto Clusit 2026. Il rapporto dedicato alla valutazione delle minacce e conseguenti strategie in ambito di Cyber Security, è sviluppato come ogni anno da Clusit, l’Associazione Italiana per la sicurezza informatica.

    Il documento è stato presentato nella 3 giorni dedicata al Security Summit di Milano, svoltosi a Milano dal 17 al 19 marzo. Come emerso anche dall’ultima analisi sviluppata dall’Associazione, che potete trovare a questo link, quello della Cyber Sicurezza è un tema che interessa il settore manufatturiero ed il mondo della PMI.

    Main Service cercherà di capire quale sia lo stato dell’arte della sicurezza digitale e quali misure precauzionali utilizzare.

    Giornata Nazionale Made in Italy

    Il 15 aprile si festeggia la Giornata Nazionale del Made in Italy. La festività istituita con Legge Quadro sulla Tutela del Made in Italy 206/2023 è giunta alla sua terza edizione.  Alla celebrazione, si accompagnano come di consueto numerosi eventi, quest’anno in programma tra il 20 marzo ed il 10 maggio.

    L’obiettivo è chiaramente quello di promuovere la creatività e l’eccellenza del Made in Italy, valorizzandone prodotti e produzioni tipiche.

    Parlare di Made in Italy per Main Service significa parlare inevitabilmente di settore. Per questo le attività dedicate alla Giornata Nazionale del Made in Italy saranno un tema affrontato nei prossimi articoli.

    Analisi dei dati di settore

    Main Service darà spazio anche all’analisi dei risultati raggiunti dal settore calzaturiero. Al centro dell’indagine, i dati sviluppati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, che ciclicamente fotografa il settore restituendone l’andamento.

    Main Service proporrà un quadro dell’andamento settoriale, per capire se i segnali incoraggianti evidenziati nel corso degli ultimi mesi, siano effettivamente confermati.

    Non resta che dare attendere il prossimo articolo, online tra 15 giorni sul blog, con il primo dei tre appuntamenti dedicati al settore.

  • Risultati Micam 101: gli esiti della fiera

    Risultati Micam 101: gli esiti della fiera

    Con la conclusione della manifestazione il 24 febbraio, sono ormai noti i risultati del Micam 101 . Main Service, che è stata in fiera il 23 febbraio, cerca di fare il punto sulla manifestazione svoltasi a Fiera Milano

    Il quadro socio economico alla vigilia

    Come dichiarato da Giovanna Ceolini, Presidente Assocalzaturifici, il Micam si inserisce in un contesto dominato da incertezze geopolitiche ed un rallentamento globale dei consumi. Ciò nonostante, l’ultimo trimestre del 2025, ha mostrato un’inversione di tendenza. L’incremento dell’1,1%  del fatturato, setta il preconsuntivo 2025 a 12,84 miliardi di euro, in calo del 2,8% rispetto al 2024.

    Il dato  è comunque da leggere positivamente, sebbene con cautela. L’indagine effettuata tra gli associati, rileva che solo il 13% ritiene plausibile una ripresa già nella prima metà del 2026. Il 52% invece ritiene come sia più opportuno parlare di stabilità. In ogni caso il sentiment prevalente è quello che vede la vera ripresa ad inizio 2027.

    In questo clima si inserisce la 101ª edizione del Micam, di cui anche i numeri sull’affluenza contribuiscono a restituire il polso del settore.

    Affluenza

    Per quanto riguarda l’affluenza, i comunicati diramati al termine delle fiere hanno parlato di circa 20.000 presenze. Si conferma pertanto quanto registrato a settembre 2025,  mentre il dato è pari a circa la metà di febbraio dell’anno precedente.

    Ad incidere è sicuramente la diversa sinergie tra le fiere. Micam e Mipel hanno infatti confermato e consolidato la propria sinergia. Le due esposizioni sono andate in scena contemporaneamente a Milano Fashion e Jewls e di The One Milano, quest’ultimo non svoltosi a settembre. La diversa affluenza rispetto all’edizione di febbraio 2025, potrebbe essere ascrivibile alla diversa collocazione del Lineapelle, che a febbraio 2026 ha registrato 16.000 accessi.

    Un secondo elemento ad incidere sui risultati del Micam 101 in termini di affluenza, a detta di diversi espositori, è stata anche la concomitanza con la chiusura delle Olimpiadi Invernali.

    Provenienza dei visitatori

    Circa la provenienza dei visitatori, le fiere hanno attratto principalmente visitatori internazionali, pari al 54%. Il dato è in calo del 3%  rispetto l’edizione di settembre, con conseguente aumento proporzionale di visitatori italiani, attestatosi sul 46%.

    Conferme europee da Francia, Spagna, Germania, a cui quest’anno si aggiungono Belgio e Grecia. Sul fronte extra UE, oltre una presenza costante di Giapponesi, si segnala un ritorno degli USA.

    Espositori

    Andando ad analizzare invece gli stand presenti, il comunicato segnala 795 brand intervenuti, di cui 402 internazionali e 393 italiani. Il dato è in calo rispetto le ultime edizioni. Se nel 2025 le edizioni di febbraio e settembre avevano accolto circa 850 espositori, settembre 2024 propose 900 brand.

    Dall’Italia

    Incrociando i dati tra i brand riportati sulla guida presente al Micam, e quelli indicati nel catalogo online antecedente la fiera, emerge come gli italiani siano stati 378, con forte presenza da parte di Marche, Campania e Lombardia. Le Marche confermano la propria predominanza, con 123 brand presenti, seguiti dalle 82 presenze campane e le 50 lombarde.

    Presenze anche da Toscana e Veneto, che hanno proposto rispettivamente 42 e 30 brand. A completare il quadro delle regioni a vocazione calzaturiera, Puglia ed Emilia propongono 37 brand. Lazio, Umbria, Piemonte e Liguria, hanno invece proposto 13 brand, equamente divisi.

    Anche in questa edizione, come a settembre 2025,  il 96% delle realtà intervenute proviene dai principali distretti calzaturieri, così come le prime tre regioni per numerosità presentano ben più del doppio dei brand italiani presenti in fiera. L’unica differenza è stata la una maggior presenza di brand lombardi rispetto a quelli toscani.

    L’ ambito internazionale

    Anche in ambito internazionale, le statistiche non si discostano da quelle dell’edizione di settembre, sebbene in proporzione ridotta. Come per la scorsa edizione, sono nuovamente spagnoli, tedeschi e portoghesi a proporre il numero maggiore di espositori.

    In particolare gli spagnoli, hanno occupato 96 dei 244 stand europei, seguiti dai 38 tedeschi e 36 portoghesi. Presenze seppur ridotte anche da parte di Francia e Grecia.

    Anche sul fronte asiatico i numeri sono in diminuzione, con 84 brand in esposizione rispetto ai 100 di settembre, ma ancora una volta sono i turchi e cinesi ad essere presenti, con i primi che superano le 50 unità. Conferme anche dal Brasile, presente con 51 brand, e presenze anche da parte di Marocco e Australia.

    Se questi sono i numeri che hanno caratterizzato la manifestazione, il Micam resta anche un momento di confronto per l’intero comparto, occasione in cui emergono con chiarezza le priorità e le sfide che attendono il settore.

    La visione di Assocalzaturifici

    Nel corso del Micam, Giovanna Ceolini ha evidenziato diversi aspetti centrali per il settore. In primo luogo ha sottolineato la rinnovata sinergia con Mipel. La collaborazione ha interessato sia un ripensamento degli spazi di Fiera Milano, che la nascita dell’M&M Hub, iniziativa di cui abbiamo parlato nel precedente articolo.

    Tra i temi più rilevanti è emerso inoltre quello del ricambio generazionale. Secondo Ceolini, oltre all’attuale contesto geopolitico ed economico, una delle principali criticità per l’industria calzaturiera riguarda infatti la difficoltà ad attrarre giovani verso il settore.

    Proprio per questo motivo, nel corso della manifestazione sono state promosse diverse iniziative dedicate all’avvicinamento delle nuove generazioni al comparto. Tra aree tematiche e accordi istituzionali, uno dei risultati del Micam 101, è stato quello di accendere i riflettori sul futuro della filiera.

    Micam Academy

    Micam Academy è l’area promossa all’interno dell’M&M Hub, che ha offerto laboratori, workshop e seminari pratici. Nei tre giorni di fiera, oltre 500 partecipanti hanno potuto sperimentare attività pratiche, favorendo l’incontro tra scuole e imprese.

    L’iniziativa, realizzata con il supporto di Arsutoria School e Simac Tanning Tech, ha portato all’interno dell’area una vera linea di produzione. Gli studenti provenienti da 25 scuole italiane e internazionali hanno progettato e personalizzato ogni fase di produzione delle scarpe.

    Ad ogni scuola è stato donato il paio di scarpe realizzato. L’output è dotato di tag NFC, che collega a una pagina web che racconta la storia completa del progetto.

    Protocollo d’intesa

    Nella giornata inaugurale di Micam 101, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, insieme a Giovanna Ceolini e Luca Sburlati, ha siglato il Protocollo d’Intesa 2026 tra Ministero, Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda. Questo nuovo accordo amplia e aggiorna l’intesa del 2021 per rispondere alle sfide attuali del settore e favorire l’ingresso dei giovani nel mondo della moda e delle calzature.

    Rispetto alla versione precedente, il Protocollo del 2026 si sposta da un approccio settoriale a una visione sistemica, dove scuola, formazione tecnica superiore (ITS) e imprese collaborano in modo strutturato lungo tutta la filiera per costruire competenze e favorire occupabilità.

    In particolare, il testo introduce la personalizzazione dei percorsi formativi, una maggiore integrazione con tecnologie digitali, intelligenza artificiale, sicurezza informatica e protezione dei dati, e un esplicito riferimento all’Agenda 2030 e agli obiettivi di sviluppo sostenibile.

    Un’altra novità rispetto al 2021 è l’estensione della dimensione internazionale: per la prima volta il Protocollo prevede azioni per favorire la formazione di giovani provenienti da Paesi extra‑UE con possibili sbocchi professionali nel mercato italiano.

    Le imprese non sono più solo partner di stage o supporto, ma co‑progettano i curricula, definiscono nuovi standard tecnologici, formano docenti e partecipano alla certificazione delle competenze richieste dalle aziende.

    Il Protocollo si inquadra nell’evoluzione del sistema educativo italiano, con riferimenti aggiornati al quadro normativo recente, alla riforma dell’esame di Stato e alla riorganizzazione interna del Ministero dell’Istruzione e del Merito con una nuova Direzione Generale per l’Istruzione tecnica e professionale.

    METASKILLS4TCLF

    Oltre all’attenzione nazionale sul Protocollo d’Intesa 2026, la formazione è stata protagonista anche in ambito europeo. Nel corso del Micam, si è parlato anche di METASKILLS4TCLF, il progetto che arriverà alla chiusura a metà 2027.

    Rivolto a studenti, giovani professionisti, scuole e università, coinvolge le imprese partner nella progettazione e sperimentazione di percorsi formativi innovativi. Durante l’incontro sono stati presentati gli aggiornamenti su curricula sviluppati, laboratori pratici e progetti pilota, così come l’integrazione di strumenti digitali e sostenibili nella formazione. Si è inoltre discusso di opportunità di tirocinio e inserimento lavorativo qualificato, monitoraggio delle competenze emergenti e strategie per attrarre le nuove generazioni verso il settore..

    I risultati del Micam 101 devono concretizzarsi

    Rispetto a dati numerici e temi trattati, i risultati del Micam 101 saranno effettivi quando le presenze registrate si trasformeranno in ordini e questi ultimi in ripresa settoriale.

    Nell’attesa di un riscontro concreto, il Micam ha dato appuntamento all’edizione 102. Dal 13 al 15 settembre 2026, Fiera Milano accoglierà la 102° edizione della fiera, dove saranno presentate le collezioni della PE2027.

    L’appuntamento con il nostro blog è invece tra 15 giorni, quando saranno anticipati i topic che tratteremo nelle prossime settimane.

  • Micam 101: tutto quel che c’è da vedere a Fiera Milano

    Micam 101: tutto quel che c’è da vedere a Fiera Milano

    Main Service è a Fiera Milano per partecipare al Micam 101, la nuova edizione della più importante fiera calzaturiera internazionale. La manifestazione iniziata ieri, propone le tendenze dedicate all’ AI 2026/27.

    Nel corso della giornata Main Service incontrerà i calzaturifici campani intervenuti, presentando le ultime novità di Sim-X.

    Nel seguente articolo, vi raccontiamo tutte le novità che accompagnano questa nuova edizione del Micam.

    Micam 101: la sinergia si trasforma in layout

    Nell’ultima edizione accompagnata dalla campagna Game Changers, il Micam 101 introduce una nuovo layout che caratterizzerà anche i prossimi appuntamenti. Il ripensamento dell’organizzazione dei padiglioni, nasce con l’idea di offrire un percorso più fluido tra le realtà in esposizione.

    Dopo una prima modifica introdotta al Micam 100, con l’affiancamento dell’area Cosmopolitan alla consolidata tripartizione Everyday, Premium e Contemperorary, quest’edizione vede l’intera area espositiva modificarsi.

    La nuova distribuzione dei padiglioni, presenta al Padiglione 1 sia calzature eleganti che confortevoli, mentre il Padiglione 3 dedica spazio a stile e creatività. I Padiglioni 2 e 4 pongono l’accento su innovazione e contemporaneità, per raccontare moda e gusto, mentre il Padiglione 5 si apre agli stili e alle tendenze globali.  

    Oltre l’organizzazione per tipologia di prodotto, cambia anche quella dedicata alle altre aree di interesse proposte annualmente dal Micam.

    Parte del Padiglione 1 si trasferisce al Padiglione 3. All’interno di questo sono infatti presenti il Micam Next e l’area Trends & Materials, oltre che gli spazi di Emerging Designer e Future of Retail.

    Dal padiglione 3 passa al Padiglione 5 l’area Italian Starts Up, lo spazio sviluppato con ITA e MAECI, che propone soluzioni e progetti sviluppati da imprenditori italiani. L’area è presente all’interno di quella che è forse la novità più rilevante di quest’edizione del Micam.

    Al centro del padiglione 5 è stato infatti allestito M&M – The Hub. L’area introdotta quest’edizione, si configura come uno spazio congiunto tra Micam e Mipel, sottolineandone la sinergia. All’interno dell’Hub sono presenti, oltre la già citata area Italin Start Up, Micam Academy e Mipel Factory, spazio dedicato a studenti e visitatori per entrare nel cuore della produzione e l’area Highlights AI 26/27, studiata da Livetrend per presentare alcune delle calzature rappresentative della stagione in esposizione.

    Micam 101 tra conferme e nuove presenze

    Come di consueto anche il Micam 101 dedica spazio ai giovani, con le aree Emerging Designer, Future of Retail ed Italian Startup.

    Per quanto riguarda Emerging Designer, i 12 partecipanti dell’ottava edizione della manifestazione, dopo aver presentato nel corso del Micam 100 le proprie creazioni per la PE, sono nuovamente presenti a Fiera Milano per far conoscere le novità dedicate all’AI.

    Future of Retail, propone 3 soluzioni innovative legate al mondo della calzatura. A SizeWise e Weev, già presenti alla scorsa edizione e di cui abbiamo parlato in occasione del Micam 100, si è aggiunta Solaya, una piattaforma di creazione contenuti basata sull’intelligenza artificiale. Grazie a tecnologie di modellazione 3D, i brand e commerce possono produrre autonomamente immagini di alta qualità direttamente tramite iPhone, da poter utilizzare su diverse piattaforme e-commerce, tra cui Shopify.

    Italian Starts Up, di cui abbiamo accennato poco prima, presenta tre realtà italiane d’avanguardia. Zerow è una società con sede a Scandicci, che punta alla sostenibilità con un progetto volto a ridurre gli sprechi grazie al recupero e valorizzazione degli scarti della produzione delle migliori aziende italiane del lusso. EZ Lab, di Roma, propone il Digital Product Passaport, gestito tramite la piattaforma Made In Block, con cui presidiare l’intero ciclo di vita del prodotto. Infine, Gait-Tech, società di Carpi, ha sviluppato una tecnologia biomeccanica in grado di ridurre instabilità e dolore nell’utilizzo dei tacchi, grazie al dispositivo inserito nella soletta.

    Micam Next

    Seconda edizione del Micam Next, anche quest’anno con un’agenda ricca di appuntamenti organizzata da Wired Italia. La tre giorni di manifestazione vedrà avvicendarsi 14 momenti di incontro dedicati come sempre a moda, tendenze e innovazione.

    Oltre i fashion show del Micam e di Emerging Designer, nel corso del Micam 101 si avrà modo di conoscere le tendenze delle prossime due stagioni. Nella giornata di ieri, Livetrend ha presentato la Buyer’s Guide ed i trend e i colori della prossima stagione, mentre nel pomeriggio si conosceranno i profili dei consumatori, ponendo il focus su Gen Z, Gen Alpha e della Silver Economy, oltre che le tendenze ed i colori della PE 27.

    Wired curerà gli incontri dedicati Nella giornata di ieri si è svolto l’incontro Ingegnerizzare la Scarpa, in cui si è discusso delle calzature nello sport, mentre la giornata di oggi offrirà spunti di riflessione sia sul tema della sostenibilità, con l’incontro Dal Green alla Strategia, che sull’innovazione dei materiali ed il design funzionale, nel corso dell’incontro Calzature Next Level. A chiudere gli incontri curati da Wired, un ultimo appuntamento nella giornata di domani, incentrato sul come progettare relazioni durature.

    La terza giornata del Micam 101 sarà infatti concentrata sui temi di futuro e innovazione, con l’incontro Costruire il Futuro della Calzatura, in cui si parlerà di tradizione, formazione ed innovazione digitale, e la tavola rotonda con gli espositori di Future of Retail. Per chi volesse consultare gli appuntamenti e partecipare ai seminari, può conoscere l’agenda visitando questo link .

    Prossimi appuntamenti

    Mentre domani si svolgerà la giornata conclusiva del Micam 101, che darà appuntamento dal 13 al 15 settembre 2026 per l’edizione dedicata alla PE 2027, Main Service nel prossimo articolo analizzerà gli esiti di quest’edizione.

    L’appuntamento è tra 15 giorni con un nuovo articolo sul nostro blog, intanto buona fiera a tutti!

  • Primal Renaissance: il Trend dell’ A/I 2026/27

    Primal Renaissance: il Trend dell’ A/I 2026/27

    Manca davvero poco al Micam 101, quando saranno esposte le collezioni afferenti la macrotendenza Primal Renaissance. Dopo averla brevemente introdotta nel precedente articolo, è il momento di conoscerla meglio ed approfondire le sue quattro declinazioni.

    Primal Renaissance: il ritorno all’autentico

    Il Primal Renaissance è un ritorno all’essenza, reinterpretata con creatività contemporanea. La ricerca di autenticità, fa crescere nelle persone il bisogno di oggetti tattili, capaci di emozionare e mostrare il valore del lavoro umano.

    La nostalgia è intesa non come fuga, ma come punto di partenza per un futuro più profondo, in cui i prodotti assumono un significato rituale. Tra questi, le calzature si caratterizzano per comfort, forme robuste e materiali avvolgenti, unendo innovazione e tradizione.

    Le quattro declinazioni di Primal Renaissance

    Bucolic Slumber

    Bucolic Slumber racconta un’estetica fatta di lentezza, radici e comfort autentico, dove forme morbide e volumi rassicuranti definiscono calzature solide ma attuali. Le suole corpose, le linee arrotondate e le costruzioni apron toe o a grembiule danno nuova vita a modelli iconici come Mary Jane, T-strap, stivali equestri e hiking heritage. Per la donna emergono lo stivale rustico, funzionale e urbano, e le Mary Jane vintage dal carattere quiet luxury; per l’uomo, stivaletti robusti ispirati all’outdoor e mocassini vela con suola carrarmato che uniscono tradizione e modernità. Anche il mondo bambino interpreta il tema con stivali equestri protettivi, scolaretta Mary Jane e deck shoes flessibili. Suede, pelli grana naturale e dettagli artigianali valorizzano una palette profonda: puce, estate blue, rubicondo, koi, green jacket, moss e dark olive evocano una natura vissuta, calda e senza tempo.

    Lavish Subversion

    Lavish Subversion esprime un massimalismo ribelle e teatrale, dove ironia, nostalgia e decorazione trasformano forme classiche in oggetti dal forte impatto emotivo. Ballerine, décolleté, mocassini e sneaker vengono rielaborati con proporzioni contemporanee, superfici lucide, velluti e rasi, arricchiti da fiocchi, nappine e dettagli charme dal gusto quasi collezionistico. Per la donna spiccano la ballerina a punta dal tono intellettuale, la decolleté peep toe dal glamour rétro e la sneaker fantasia, ibrido leggero e femminile. L’uomo interpreta il tema con mocassini dandy, sneaker rétro morbide e pantofole di lusso dal fascino domestico-chic. Anche il bambino gioca con la decorazione: ballerine scintillanti, sneaker con charm pendenti e mocassini preppy. La palette audace — dal Wild Lime al Tibetan Red, dal Blissful Blue al Fig — celebra colore, esuberanza e unicità quotidiana.

    Primal Futurism

    Primal Futurism disegna un futuro essenziale e resistente, dove materia grezza e funzione raffinata convivono in forme scultoree e protettive. Superfici opache, texture fossili e finiture vissute definiscono calzature dal linguaggio tattile autentico, arricchite da hardware metallici, borchie e chiusure meccaniche che esprimono solidità e durata. Per la donna emergono il mocassino arricciato dal comfort avvolgente, lo stivaletto in camoscio slouchy con dettagli boho-rock e la décolleté a collo alto, ibrido tecnico e femminile. L’uomo interpreta il tema con scarpe gorpcore hiking, neo desert boot e mocassini morbidi dal carattere nomade e urbano. Anche il bambino entra nella visione con snowboot pelosi, clog imbottite e sneaker robuste dalle texture animalier. La palette naturale e minerale — Solemnity, Abbey Stone, Aquifer, Canary Yellow e Fog — rafforza un’estetica brutalista, moderna e progettata per resistere nel tempo.

    Dark History

    Dark History costruisce un’estetica intensa e teatrale, dove il passato medievale, barocco e gotico riaffiora in forme scultoree e dettagli rituali. Punte allungate, colli alti e tacchi arcuati avvolgono il piede in una tensione drammatica, amplificata da materiali ricchi come pelli goffrate, vernici, velluti, pizzi e inserti metallici. Per la donna dominano slingback strappy, ballerine stringate e stivali con allacciature corsetto, che reinterpretano la femminilità storica in chiave moderna. L’uomo risponde con derby morbide, monk strap raffinate e stivali militari dal carattere deciso e vissuto. Anche il bambino entra nella narrazione con Mary Jane ribelli, stivaletti con fibbie e sneaker di nuova generazione, pratiche ma stilisticamente forti. La palette profonda — Black Beauty, Prism Violet, Chili Oil e Golden Palm — rafforza un immaginario enigmatico, dove ogni calzatura appare come un reperto contemporaneo carico di fascino e mistero.

    Appuntamento al Micam 101

    L’appuntamento è a Milano per la 101° edizione del Micam, dal 22 al 24 febbraio. Il prossimo articolo sarà online il 23 febbraio, direttamente dal Micam. Main Service sarà infatti presente alla seconda giornata dell’esposizione per scoprire e raccontarvi dal vivo tutte le evoluzioni dei Trend A/I 26/27.

  • Consumatore A/I 2026/27: tutte le caratteristiche

    Consumatore A/I 2026/27: tutte le caratteristiche

    A poco meno di un mese dal Micam, Main Service vi porta alla scoperta di come sarà il consumatore dell’ A/I 2026/27. L’analisi condotta da Livetrend,  che incrocia dati provenienti da e-commerce, fashion show, social ed interessi degli acquirenti ha evidenziato le caratteristiche del consumatore per la stagione protagonista al prossimo Micam.

    Come sarà il consumatore dell’A/I 2026/27?

    La prima indicazione che arriva da Livetrend, è che il consumatore dell’A/I 2026/27 preferirà investire in esperienze piuttosto che in beni tangibili. Viaggi, cura della persona e spazi quotidiani, saranno le principali voci di spesa della Silver Genration. Sarà infatti la popolazione over 50 a guidare le tendenze d’acquisto. Questa sarà presa d’ispirazione soprattutto dai più giovani, mossi dalla voglia di rielaborare il valore delle cose semplici.

    Il sentiment, definito Primal Renaissance, rifletterà infatti la crisi del lusso inteso nell’accezione comune. I consumatori sceglieranno prodotti di elevata qualità e prezzi contenuti, rivalutando il reselling e gli accessori second hand, anche in un ottica di maggior interesse verso la sostenibilità.

    La ricerca dei prodotti sarà facilitata dall’intelligenza artificiale, che sarà altrettanti largamente utilizzata anche dai retailer per proporre offerte sempre più mirate, secondo strategie full funnel.

    Oltre questa panoramica generale, Livetrend ha individuato quattro differenti profili del consumatore dell’A/I 2026/27.

    Le quattro declinazioni del consumatore A/I 2026/27

    Heremit

    Heremit è il profilo che individua i consumatori più legati alle tradizioni ed al mondo rurale. L’individuazione nasce dall’analisi di trend riscontrati sia sul web che nei comportamenti del consumatore.

    Circa il primo aspetto, Livetrend ha evidenziato come le ricerche online abbiano mostrato un incremento per keyword come scandi style (+100%), fishermancore (+2900%), minimal living (+250%) elemental e slow productivity (entrambe a + 200%). A ciò si aggiungano tendenze sempre più diffuse, Tra queste la nascita di svariate comunità agricole, in cui confort moderni e vita sostenibile si fondono, o l’interesse crescente per i corsi che stimolano la manualità e portano a riconnettersi con la tradizione artigiana.

    Ne deriva un soggetto introspettivo e riflessivo, che ricerca la stabilità allontanandosi dalla sovraesposizione e rifugiandosi nelle tradizioni. Semplicità e pazienza sono i principi cardine di questo profilo, che conduce uno stile di vita ecologico e sostenibile.

    Multilocal

    Multilocal,  è il profilo più interessato alle interazioni umane, alle altre culture e al loro patrimonio. Le keywords in aumento che hanno contribuito ad individuarlo, sono neobrutalism (+2700%), rural community (+850%), heritage (+175). Tra i principali interessi, rientrano quelli in cui il consumatore è in grado di concentrarsi sulle interazioni umane. Si guarda infatti ad app come Timeleft, con cui le connessioni si trasformano in rapporti reali, e le community sauna, in cui i device sono aboliti per favorire il confronto diretto, scevro da pregiudizi.

    Il Multilocal si mostra quindi come empatico, fiducioso ed aperto alle diversità. Lo caratterizzano uno spirito collaborativo ed un approccio inclusivo, fatto di condivisione di esperienze ed influenze interculturali.

    Stimulator

    Sebbene condivida con i precedenti profili il disagio per un mondo eccessivamente tech e poco stimolante, lo Stimulator vi risponde in modo sostanzialmente diverso, attraverso edonismo e spensieratezza tipiche, secondo tale profilo, degli anni passati.

    La conferma arriva dalle ricerche effettuate sul web, di termini come dandy look (+180%), maximalism (+190%)m y2k look (+300%), retro glam (+2500).

    Ne deriva un soggetto giocoso e ottimista, che vive il momento e preferisce esperienze intense e sensoriali, come i ritiri di longevità, cioè viaggi luxury che combinano natura e rituali di guarigione tradizionale per riconnettersi con se stessi, come dimostra il successo registrato da app per il benessere psicofisico come Somashare.

    Code Breaker

    L’incremento di ricerche con keyword come Castelcore (+1000%), Motoboho (750%) e Medieval (90%), ha portato all’individuazione del Code Breaker, il più ribelle dei quattro profili del consumatore dell’A/I 2026/27.

    Il Code Breaker è un attivista che fa leva sulla propria rabbia per cambiare il mondo in cui vive. Rifiuta le imposizioni dell’autorità, combatte la disinformazione, e a differenza degli altri profili vede nella tecnologia un’alleata con cui trasformare il mondo circostante.

    Questo comportamento definito coinvolgimento resiliente si traduce anche esteticamente,con una predilezione per le epoche più buie. Ciò si concretizza sia attraverso una moda adattiva, accessibile a persone con disabilità e ad anziani, sia verso un abbigliamento genderless.

    Questi, secondo Livetrend, sono i consumatori dell’A/I 2026/27. Non resta che scoprire se le collezioni che andranno in scena al Micam, incontreranno i gusti dei profili individuati. Nel prossimo articolo, andremo ad analizzare quelle che saranno le tendenze presentate al Micam 101. L’appuntamento è tra 15 giorni sul nostro blog.

  • Resilient Business Models: Main Service tra i Case Study

    Resilient Business Models: Main Service tra i Case Study

    Main Service è felice di annunciare di esser parte dei case study del libro “Resilient Business Models: Innovating Through Global Challenges and Creating Sustainable Futures”.

    Come anticipato nel precedente articolo, sono tanti gli obiettivi per questo 2026: l’esser parte di un progetto editoriale era uno di questi, e siamo orgogliosi di farne parte.

    Il libro, edito dal gruppo editoriale tedesco Springer, fa parte della serie Future of Business and Finance. I testi della collana  indagano direzioni strategiche e pratiche di governance per il business del futuro.

    Il testo ha l’obiettivo di offrire un’istantanea dei modelli di business all’interno di diversi settori, in considerazione degli attuali scenari competitivi. Main Service è stata selezionata nell’ambito Software Service  Industries.

    Main Service in Resilient Business Models

    La softwarehouse ha offerto il proprio contributo nell’ambito dei case study, ripercorrendo il percorso aziendale svolto in decenni di attività ed illustrandone la strategia.

    Dagli arbori di Sim-X alle più recenti attività di sviluppo software, Main Service ha rappresentato il proprio modello di business,  affrontando temi come il rapporto con clienti e fornitori, il sistema di offerta e l’aspetto comunicativo.

    L’autore

    Autore del testo è Vincenzo Basile, Assistant Professor presso l’Università di Napoli Federico II e Ricercatore in Economia e Business Management. Da anni Vincenzo Basile, docente di Metriche di Marketing e Gestione dei Mercati Internazionali, è impegnato in attività di ricerca nel campo del marketing e dell’innovazione dei modelli di business.

    Con all’attivo già diverse pubblicazioni, Vincenzo Basile si è cimentato in una nuovo progetto editoriale dedicato al mondo del marketing. Il libro, pubblicato la scorsa settimana , è presente anche su Amazon a questo link.

    L’aver contribuito come case study ad un testo dedicato al marketing, è motivo di enorme orgoglio per la softwarehouse, che ringrazia Vincenzo Basile per aver proposto la collaborazione.

    Ed ora… Micam!

    Tra due settimane Main Service punterà i riflettori sul Micam 101. Con il prossimo articolo inizia quindi ufficialmente l’avvicinamento alla nuova edizione della più importante manifestazione calzaturiera.

    Il primo topic sarà dedicato al consumatore dell’ A/I 2026/27. L’appuntamento è sul blog per conoscere le prime novità della prossima edizione del Micam!

  • Obiettivi 2026 Main Service: anticipazioni per il nuovo anno

    Obiettivi 2026 Main Service: anticipazioni per il nuovo anno

    Mancano ancora due giorni al nuovo anno ma Main Service ha già chiari gli obiettivi 2026. Nell’ultimi articolo del 2025 offriamo una breve panoramica su quelli che saranno i topic dell’anno alle porte.

    Mondo Web

    Dopo la pubblicazione nello scorso giugno, tra gli obiettivi 2026 della Main Service c’è l’ arricchimento del proprio spazio web. La software house da sempre ritiene il sito web aziendale quale spazio non limitato alle proprie attività, ma desidera destinarne parte anche ai propri clienti. La società pensa ad una soluzione che vedrà il coinvolgimento del proprio parco clienti, da sviluppare nell’ultina parte dell’anno.

    Sviluppo Sim-X

    Parlare di sviluppo porta inevitabilmente a parlare di Sim-X. Nonostante i circa 40 anni di attività, il gestionale della Main Service sembra non conoscere limiti. Il 2026 sarà però l’anno in cui Main Service testerà per una specifica sezione, una gestione ben diversa a quella a cui son stato abituati i clienti. Ulteriori informazioni saranno ufficializzate a valle dell’edizione di settembre del Micam.

    Fiere

    Prima dell’edizione in programma a settembre, nel mese di febbraio Fiera Milano accoglierà la 101° edizione del Micam. Anche a questa edizione, come alla successiva, Main service dedicherà ampio spazio sul proprio blog. Già a partire dal prossimo articolo inizierà la marcia di avvicinamento al Micam.

    Settore

    Il Micam è solo uno degli aspetti legati al settore su cui Main Service si concentrerà. Sempre in ambito fiere, Main Service informerà sulle esposizioni internazionali che coinvolgeranno gli operatori del Made in Italy calzaturiero. Collegate al tema sono anche le attività previste per la giornata nazionale del Made in Italy, a cui Main Service dedicherà attenzione nei giorni di aprile. Infine, spazio ai report, sia relativi ai dati di settore sviluppati dal Centro Studi di Confindustria Moda che a quelli della cyber security di Clusit.

    Anche quest’ anno si prospetta quindi ricco di attività, sebbene queste siano solo alcuni degli obiettivi che Main Service si è prefissata di raggiungere. Non resta quindi che restare collegati con il blog per scoprire cosa riserverà questo 2026. L’ appuntamento è tra due settimane con la prima news che ci accompagnerà al Micam. Auguri di cuore a tutti voi per un 2026 entusiasmante.

  • Governo e filiera calzaturiera: un 2025 tra difficoltà e prospettive

    Governo e filiera calzaturiera: un 2025 tra difficoltà e prospettive

    In un 2025 che ha confermato il momento difficile affrontato dal settore, è giusto fare il punto sulle relazioni tra Governo e filiera calzaturiera. Per capire le prospettive dell’anno che si appresta ad avviarsi, ripercorriamo le tappe fondamentali del ruolo che le istituzioni, nazionali e meno, hanno ricoperto nel corso dell’anno.

    La situazione ad inizio anno

    Il 2025 del settore si è aperto con una filiera già in sofferenza. La produttività e il fatturato mostravano cali significativi ereditati dal 2024, mentre l’export, da sempre motore del comparto, registrava contrazioni in valore e lievi incrementi nei volumi. In questo contesto fragile si sono rese inevitabili misure correttive che hanno coinvolto anche il governo. Assocalzaturifici ha segnalato un calo del fatturato del 9,7% nei primi nove mesi del 2024 e una riduzione dell’export del 9,2% nello stesso periodo, mentre alcuni distretti denunciavano un crollo produttivo oltre il 16%. I primi mesi del 2025 confermavano la tendenza, con volumi in lieve aumento ma valori ancora in calo. Inevitabile, in una situazione del genere, la richiesta di supporto da parte del Governo.

    Governo e calzaturiero: tra obiettivi raggiunti ed appuntamenti mancati

    Secondo Giovanna Ceolini, il settore necessitava risposte rapide. Durante il Luxury Summit, la presidente ha chiesto interventi su costo del lavoro, sostegni all’export e difesa dell’identità del Made in Italy. Il governo ha aperto un confronto attraverso il Decreto-legge 14 marzo 2025 n. 25, che ha introdotto misure su credito d’imposta, accesso al credito e internazionalizzazione. In materia di export, il protocollo d’intesa con la Regione Marche ha avviato un percorso condiviso per rafforzare la presenza estera dei distretti.

    Il MIMIT ha poi riconvocato la tavola rotonda sulla filiera, con l’impegno di monitorare costi energetici, mercato del lavoro e competitività. Non tutte le aspettative del settore sono state soddisfatte. Secondo Giovanna Ceolini, alcune tavole rotonde convocate nei primi mesi dell’anno non hanno prodotto i risultati attesi, lasciando irrisolti nodi centrali come costo del lavoro, formazione tecnica e sostegni strutturali all’export. L’esclusione dei temi legati all’ultra fast fashion dal DDL Concorrenza ha accentuato il divario tra esigenze della filiera e decisioni politiche. Le imprese attendevano norme capaci di tutelare qualità, sostenibilità e concorrenza leale.

    L’incidenza del mercato estero

    La crisi del settore nel 2025 ha avuto anche una forte dimensione internazionale. Gli Stati Uniti, che negli ultimi anni rappresentavano un mercato strategico per molte aziende italiane, hanno introdotto un dazio aggiuntivo del 20% sulle calzature europee a partire dal 9 aprile 2025. Questa misura ha colpito un comparto che stava cercando di rimpiazzare il calo della domanda proveniente da mercati orientali influenzati da tensioni geopolitiche e conflitti. Le imprese avevano puntato sugli Stati Uniti come alternativa credibile, viste le difficoltà nel Far East e la concorrenza crescente in Medio Oriente.

    Il dazio ha generato un improvviso aumento dei costi, portando l’incidenza tariffaria complessiva anche oltre il 28% su alcuni modelli. Diverse aziende hanno segnalato un calo immediato degli ordini e un rallentamento delle spedizioni. Secondo i dati più recenti, l’export italiano di calzature verso gli Stati Uniti ha registrato un decremento superiore al 20% nella parte centrale dell’anno. Il settore percepisce questa situazione come un rischio serio, perché il mercato americano garantiva margini più stabili e un posizionamento coerente con il valore del Made in Italy.

    A questo scenario si aggiunge l’adeguamento alle nuove norme europee. Il Regolamento UE 2023/988 ha sostituito la Direttiva 2001/95/CE, introducendo obblighi più severi per produttori, importatori e distributori. La riforma richiede tracciabilità puntuale del prodotto, responsabilità estesa lungo la filiera, procedure di richiamo più chiare e un rafforzamento della documentazione tecnica. La vecchia direttiva, meno stringente, non copriva in modo uniforme le nuove esigenze di un mercato globalizzato. L’adeguamento al nuovo quadro impone investimenti organizzativi che pesano soprattutto sulle piccole imprese.

    Contraffazione: un problema da risolvere

    La crisi del settore non riguarda solo vendite ed export. Nel corso del 2025 è cresciuta anche la preoccupazione per la legalità della filiera, tema più volte ribadito da Assocalzaturifici. L’associazione ha richiesto controlli più capillari, procedure uniformi e un sistema che premi le imprese virtuose. Secondo Giovanna Ceolini, la competitività del Made in Italy passa anche dal rispetto delle norme sul lavoro, dalla tracciabilità dei processi e da un modello produttivo trasparente.

    Il settore ha inoltre assistito a un incremento dell’attenzione mediatica legato a recenti casi di irregolarità e sospetti di caporalato all’interno di alcune filiere del lusso. La narrazione pubblica, spesso generalizzata, rischia di danneggiare imprese totalmente regolari che operano nel rispetto delle norme. Confindustria Moda ha segnalato che un eccesso di attenzione mediatica, non accompagnato da verifiche rigorose, può produrre un danno reputazionale profondo all’intero comparto. Le aziende virtuose chiedono quindi controlli severi, ma anche chiarezza comunicativa e distinzione netta tra chi rispetta le regole e chi opera ai margini della legalità.

    Il DDL PMI ha introdotto una certificazione di filiera che punta proprio a rafforzare questo principio. Lo strumento, accolto positivamente dalle imprese, permette di valorizzare chi investe in trasparenza e sicurezza. Le nuove norme europee sulla sicurezza dei prodotti, combinate con la richiesta crescente di responsabilità sociale, rendono evidente la necessità di un sistema normativo moderno e coerente. La battaglia per la legalità non è quindi solo un tema etico, ma una condizione essenziale per tutelare il valore del Made in Italy nel mondo.

    I Piani strategici per il futuro

    Lo sguardo ai prossimi anni dipende dalla capacità del governo di adottare strumenti strutturali. Il  “Piano Italia 2030”, elaborato da KPMG per Assocalzaturifici, mira a rilanciare la competitività attraverso sei pilastri: innovazione tecnologica, visione unitaria della filiera, identità del Made in Italy, strategia internazionale, valorizzazione dell’artigianato e manifattura avanzata. Finora il piano è stato discusso nelle sedi istituzionali, ma non ancora tradotto in misure operative.

    Il Piano Strategico Industriale 2035, elaborato da Confindustria Moda e LIUC Business School, amplia il perimetro all’intero sistema TMA e punta su sostenibilità, formazione, comunicazione e competitività globale. Secondo Ceolini, questi strumenti possono guidare il rilancio, ma richiedono continuità politica e applicazione concreta. I prossimi anni diranno se le strategie riusciranno a consolidare una filiera che resta centrale per il Made in Italy.

    Non resta che attendere i dati a consuntivo del 2025, che saranno noti solo in corso 2026, per capire se le azioni intraprese abbiano modificato la traiettoria dei risultati. L’appuntamento con l’ultimo articolo dell’anno è tra 2 settimane sul blog.

  • Fatturazione elettronica, novità in arrivo

    Fatturazione elettronica, novità in arrivo

    Novità in casa Main Service per quanto riguarda la fatturazione elettronica. È pronto un tool che sveltirà la fase di controllo degli XML ai fini dell’invio del documento allo SDI.

    Fatturazione elettronica in Sim-X

    Da quando è stata introdotta la fatturazione elettronica, Sim-X ha aggiornato il proprio software per consentire la generazione e la gestione dei documenti digitali.

    Tale gestione nel corso del tempo si è dotata di ulteriori elementi che consentissero una più fluida attività operativa, conformandosi di volta in volta agli aggiornamenti normativi.

    Perché lo SDI scarta la mia fattura?

    Tuttavia il solo rafforzamento del software, non implica una totale risoluzione dei problemi che possono nascere in fase di invio del file alla piattaforma. I controlli dello SDI possono infatti portare a scartare documenti formalmente corretti, ma inficiati da errori legati ad aspetti prettamente operativi delle aziende clienti.

    Può infatti capitare che una fattura in fase di caricamento venga scartata perché il cliente non ha comunicato variazioni in merito una cessata Partita Iva, ad un cambio di gestore della piattaforma elettronica o la presentazione di una lettera d’intento.

    Si tratta insomma di dati che se non caricati correttamente nelle anagrafiche aziendali, consentono di produrre una fattura elettronica formalmente corretta, ma destinata ad essere scartata dallo SDI.

    Sebbene ciò per l’azienda non costituisca propriamente un danno, è altrettanto vero che comporta un appesantimento della gestione operativa. L’operatore dovrà infatti accertare il motivo dello scarto, contattare il cliente per ottenere riscontro, recuperare la fattura e provvedere ad una nuova registrazione. Il tutto spesso si traduce in allungamento dei tempi e conseguenti ritardi nei pagamenti da parte dei clienti.

    I vantaggi del controllo preventivo

    Al fine di ovviare a tutto ciò, Main Service ha sviluppato il nuovo tool, che si occupa di effettuare tutti i controlli necessari in fase di elaborazione del documento.

    Grazie a tale procedura, l’operatore che dovrà inviare la fattura elettronica allo SDI, avrà già verificato la presenza di eventuali incongruenze, che potrà risolvere in fase di generazione del documento, con conseguente risparmio di tempo e controlli legati ad interventi correttivi successivi.

    La nuova procedura di Sim-X, non essendo vincolata ad aggiornamenti normativi, è opzionale. E’ lasciata ai clienti la possibilità di scegliere se gestire con maggior tranquillità il ciclo attivo delle fatture digitali.

    Per maggiori informazioni circa modalità di installazione e costo, è possibile contattare telefonicamente allo 0815206171 o inviare una mail ad amministrazione@mainservice.it.

    Per quanto riguarda il blog, l’appuntamento è tra 15 giorni con un nuovo articolo, sempre su www.mainservice.it

  • Security Summit Streaming Edition 2025

    Security Summit Streaming Edition 2025

    L’ultimo appuntamento dedicato alla cybersecurity si concentra sul Security Summit Streaming Edition 2025, l’aggiornamento rilasciato da Clusit relativo alla sicurezza digitale.

    L’evento, svoltosi online il 5 novembre, ha presentato i dati aggiornati al primo semestre 2025, e ha proposto un focus sul settore manufatturiero, con particolare attenzione alla direttiva NIS2.

    Come anticipato nel precedente articolo, Main Serivice ha seguito l’evento ed è pronta ad aggiornarvi sui dati presentati.

    Il rapporto Clusit

    Alessio Pennasilico, CS Clusit, da il benvenuto all’edizione di novembre del Rapporto Clusit, lasciando subito la parola ad Anna Vaccarelli, presidente Clusit.

    Obiettivo di Clusit, che compie quest’anno 25 anni, è diffondere la cultura della cybersecurity, considerando che nel 95% degli attacchi, l’errore umano risulta particolarmente incidente. È per questo che Clusit, come ricordato dalla Vaccarelli, ha varato diversi progetti formativi. Aziende, scuole, over 60 e giornalisti, sono destinatari di alcuni dei progetti volti ad offrire le competenze necessarie ad affrontare il problema della sicurezza digitale.

    Dopo una veloce rappresentazione dell’indice del Rapporto (che potete trovare a questo link), la parola passa a Sofia Scozzari. La CS di Clusit, illustra come siano variati gli attacchi hacker a livello mondiale nel corso del primo semestre dell’anno.

    Il dato a livello mondiale

    I dati mostrano come nel primo semestre gli attacchi non siano diminuiti. Il dato parla di 2755 attacchi andati a buon fine, con implicazioni di rilievo sia a livello tecnico che reputazionale. Un incremento quindi del 36% rispetto al precedente semestre, con una media di 459 incidenti al mese.

    I principali player sono ancora operativi nell’ambito del cybercrime, con l’87% degli attacchi. Il fenomeno dell’hacktivism, dopo una diminuzione negli anni precedenti, torna ad essere di rilievo con l’8% delle casistiche, anche in ragione dei conflitti in corso.

    Tra i settori più colpiti, il multiple target, il settore militare e l’health care, che restano stabili. Aumentano invece i casi nel manufacturing e nel transportation storage.

    La geografia degli attacchi vede il primato negativo dell’Europa, mentre gli Stati Uniti, si assestano sul 35%, contro il 50% del precedente semestre. Di contro aumentano gli attacchi in Asia per la prima volta, con circa il 20% delle casistiche. Meno rilevanti Oceania ed Africa, anche in ragione di minori informazioni disponibili, mentre il restante 17% si verifica quelle definite come location multiple.

    Circa le tipologie di attacco, le abilità degli hacker sembrano affinatesi. Il 34% degli attacchi è infatti riferibile a tecniche di cui non è stato possibile capire come siano stati veicolati, mentre aumentano le vulnerabilità 0-days. Restano rilevanti i casi di malware (25%), principalmente ransomware, ed i DDos, con il 9%.

    Considerando l’impatto degli attacchi, sono in aumento i casi definiti critical ed high, che insieme raggiungono l’82% dei casi, rispetto al precedente 77%. Il restante 18% è dato da attacchi di medio impatto. L’assenza di attacchi a basso rischio, implica che gli hacker agiscano per ottenere risultati mirati e concreti. I dati più critici si registrano nell’health care, dove ad essere in pericolo sono i dati sia aziendali che dei pazienti.

    Gli attacchi in Italia

    Luca Bechelli, CD Clusit, sposta il focus dal livello globale a quello nazionale. Sebbene lontano dall’incremento registrato globalmente, il dato del 13% desta comunque preoccupazioni. Questo perché se proporzioniamo la popolazione agli attacchi, il dato nazionale supera del 10% la tendenza mondiale.

    Circa la tipologia di attacchi, la situazione nazionale è ben diversa da quella globale. Il dato del cybercrime si assesta sul 46%, mentre è preponderante la quantità di attacchi legata all’hacktivism. Ben il 54% dei casi ha motivazione ideologiche più che economiche. Il gruppo NoName057(16) legato ad interessi filo russi negli ultimi mesi ha colpito portali istituzionali, enti pubblici e siti legati al mondo militare. Sebbene non siano stati provocati danni diretti, l’impatto simbolico è stato notevole.

    Non a caso, il 37,9% degli attacchi in Italia ha interessato l’ambito governativo e militare, con attacchi in aumento del 2,8% rispetto tutto il 2024. Seguono i settori Transportation Storage con il 16,8% ed il settore Manufacturing con il 12,9%.

    Un attacco su 5 è un attacco malware, che si conferma quale tecnica più semplice per gli attaccanti, consentendo di monetizzare. Il dato più importante è comunque relativo ai DDos con circa il 50% degli attacchi.

    La Severity in italia si riduce, per due motivi principalmente. Gli attacchi DDos per natura sono sicuramente più eclatanti, ma hanno minore entità, quindi l’incidenza è minore. Un secondo elemento è la maggiore preparazione delle aziende rispetto la mitigazione delle aziende, che hanno abbattuto drasticamente gli effetti.

    Altri dati del rapporto Clusit 2025

    Oltre i dati mondiali e nazionali, c’è stato spazio anche per un focus sulla condizione governativa e per una tavola rotonda.

    L’analisi governativa presentata dalla Presidente Vaccarelli, interessa il periodo dal primo semestre 2023 al primo semestre 2025 e mostra un incremento di attacchi del 12%. I 322 attacchi registrati nel primo semestre 2025, rappresentano infatti il 76% del totale degli attacchi del 2024. Sebbene la tipologia principale sia quella del cybercrime, l’hacktivism cresce dal 30% dell’intero 2024 al 35% del primo semestre 2025, con particolare concentrazione in Europa. Circa le tecniche, gli attacchi DDos coprono circa il 40% dei casi, mentre aumenta il ricorso a tecniche Undisclosed, assestate sul 33,5%. Il livello di vulnerabilità è comunque basso.  

    La tavola rotonda ha invece coinvolto i partecipanti in merito ad alcune delle tematiche affrontate in corso di mattinata, soprattutto relative ai dati globali. Tra queste il ruolo delle normative nel far lo scenario attuale, cosa che porta ad esempio l’Asia a registrare un incremento di casistiche. Contrandosi su tipologia ed impatto, secondo i relatori la scelta di malware, sebbene di bassa sofisticazione, risulta efficace. Ciò è emblematico della scarsa consapevolezza dell’utente medio nella gestione delle criticità. A tal proposito, la diminuzione di attacchi a basso impatto, non dipende da una maggior capacità nel fronteggiarli, quanto da un aumento di attacchi più impattanti.

    Settore Manufatturiero al Security Summit Streaming Edition 2025

    Il secondo appuntamento che Main Service ha seguito nel corso del Security Summit Streaming Edition 2025, è stato dedicato alle aziende manufatturiere. Nel pomeriggio si è svolto l’incontro Sicurezza della Supply Chain Manufatturiera: l’impatto della NIS2. L’incontro oltre a dare largo spazio alla direttiva NIS2, ha analizzato la condizione attuale delle aziende del manufatturiero rispetto il precedente semestre. Paola Girdinio modera la tavola rotonda.

    I dati del settore manufatturiero

    Il primo a prendere la parola e rendere noti i dati semestrali è Lorenzo Ivaldi, membro del Comitato Scientifico del Clusit. Ivaldi spiega come gli attacchi del primo semestre, 213, si avvicinino molto al dato complessivo del 2024, di 236 attacchi.

    Circa la tipologia di attaccanti, per le aziende manufatturiere, si parla principalmente di cybercrime. Mentre l’anno precedente diversi attacchi erano ascrivibili all’hacktivism, nel primo semestre 2025 si sono verificati attacchi atti ad estorsioni. Il dato è confermato anche dalla tipologia di attacco, per il 58% è composto da malware, in crescita del 20% sul dato complessivo del 2024. Seguono attacchi Unknow, cioè gli 0 days, che a differenza di quanto si verifica in Italia, non son patchate e quindi difficilmente gestibili.

    Il principale bersaglio è l’Europa anche se gli USA hanno invertito il precedente trend in discesa. L’Asia risulta maggiormente attaccata, sebbene meno degli USA. Il dato asiatico è comunque da prendere con cautela. Questo sia per il quantitativo di aziende coinvolte nella migrazione verso l’Asia, che per i dubbi circa la veridicità dei dati dichiarati.

    Circa la tipologia degli incidenti, se gli impatti restano invariati, quelli di media entità sono calati sensibilmente, mentre quelli critici sono aumentati in modo considerevole. Da questo punto di vista a livello nazionale il dato è migliore, anche in ragione della ricezione delle direttive nazionali ed europee.

    Sempre su scala nazionale, il malware è preponderante rispetto i dati globali. Le vulnerabilità sono più ridotte, mostrando quindi una maggior consapevolezza, mentre gli attacchi 0-days restano rilevanti. Circa gli impatti, quelli critici sono poco rilevanti, ma risultando assorbiti dal livello high, il dato resta comunque preoccupante.

    Uno sguardo ad altri report e come mettersi in sicurezza

    Analizzando anche altri report, come il Dagos 2025, si evidenzia come gli attacchi ransomware siano aumentati all’87%, colpendo ogni tipo di realtà industriale.

    Il Microsoft Digital Defense Report 2025, evidenzia come principali problematiche la consapevolezza informatica dei border, tornata in auge con la NIS2 e la protezione dell’identità, in ragione dei numerosi accessi che si registrano nelle realtà aziendali. Tra le principali misure di sicurezza, l’investimento nella formazione del personale, non solo relativamente a competenze tecnologiche, ma anche per formare una cultura volta alla sicurezza aziendale.  

    Tra gli altri consigli del Report di Microsoft, le ulteriori indicazioni prevedono che le aziende siano consapevoli delle proprie debolezze, in base a cui sviluppare piani di risposta efficaci. Condivisione di informazioni sulle minacce, adeguamento alle normative emergenti e pianificazione dei rischi futuri legati alle nuove tecnologie, devono essere la base su cui creare una consapevolezza circa la sicurezza aziendale, che deve allargarsi anche alla catena di fornitura.  Indispensabile infine la gestione dei dati, sia effettuando back up che monitorando quelli in cloud.

    NIS2: La nuova direttiva

    Il secondo intervento del seminario, è stato proposto da Milena Antonella Rizzi, Capo Servizio Regolazione di ACN.

    Il tema è quello della direttiva NIS2, l’aggiornamento della direttiva europea dedicata alla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi.

    La direttiva interessa  aziende appartenenti a settori definiti critici. Tra queste, la aziende del settore moda non rientrano. Tuttavia, per aziende calzaturiere fornitrici di aziende critiche, l’adeguamento non sarebbe necessario per adempiere ad obblighi legali, quanto per implicazioni commerciali.

    La possibilità di rifornire aziende critiche, si collegherebbe infatti ad un sistema di supply chain security che diverrebbe pertanto necessario per le aziende fornitrici.

    Secondo linee guida ACN, basate sul framework nazionale di cybersecurity e cyberprotection, le attività da svolgere in relazione alla supply chain security si articolano in quattro fasi. Si tratta di valutare i rischi collegati alla propria supply chain, definire i requisiti di sicurezza adeguati, applicarli a contratti ed ordini e verificarne l’ applicazione.

    Tali misure sono sufficienti quali requisiti contrattuali, tali da consentire la continuazione delle forniture a clienti interessati dalla NIS2.

    Prossimi appuntamenti con la cybersicurezza

    Con quest’articolo dedicato al Security Summit Streaming Edition 2025 si conclude il ciclo di news relativo alla cybersicurezza, che ritornerà a fine marzo 2026, quando sarà pubblicato il rapporto relativo alla seconda metà del 2025. L’appuntamento con il blog Main Service è invece tra due settimane.