Categoria: Settore

  • Dazi calzature USA: le prospettive per il calzaturiero

    Dazi calzature USA: le prospettive per il calzaturiero

    I dazi calzature USA restano un fattore centrale per il settore italiano anche dopo l’accordo del 19 maggio tra Unione Europea e Stati Uniti. L’intesa ha evitato un peggioramento dello scenario commerciale, ma non ha modificato la struttura di fondo del mercato. Main Service cerca fare il punto della situazione, per capire quali possano essere le prospettive delle aziende calzaturiere rispetto al mercato statunitense.

    Il contesto attuale

    Le calzature italiane arrivavano già negli Stati Uniti con una pressione tariffaria elevata e con una forte complessità operativa. Il risultato è una stabilizzazione più che una semplificazione. Le imprese evitano nuove barriere, ma continuano a operare in un contesto instabile, con margini sotto pressione e buyer sempre più prudenti. Il governo italiano, nel frattempo, spinge sulla qualità del Made in Italy. Antonio Tajani ha sottolineato una crescita dell’export superiore al 7% nel primo trimestre, attribuendo il risultato alla forza del sistema produttivo e alle politiche di sostegno alle imprese.

    Dazi calzature USA e mercato americano: crescita, complessità e trasformazione

    Il mercato americano delle calzature resta un obiettivo strategico per l’Italia. Nel 2025 l’export ha raggiunto 1,42 miliardi di euro, confermando gli Stati Uniti come secondo sbocco mondiale per la scarpa italiana. Il potenziale resta enorme. Nel 2024 il consumo americano ha toccato 2,1 miliardi di paia, pari al 10% del volume globale. Tuttavia, l’accesso a questo mercato richiede oggi una struttura organizzativa complessa. Le aziende affrontano costi elevati per agenti, viaggi, marketing e logistica. I retailer richiedono più visite prima della chiusura degli ordini e tempi decisionali più lunghi. Anche i pagamenti risultano meno immediati rispetto ad altri mercati. A questo si aggiungono dazi, volatilità dei costi energetici e incertezza macroeconomica.

    Il retail americano sta cambiando rapidamente. La fascia media si restringe mentre cresce la domanda di prodotti più curati, durevoli e di qualità superiore. Il Made in Italy mantiene un ruolo forte grazie a design, materiali e affidabilità. L’Italia rappresenta solo l’1% dei volumi importati negli USA, ma pesa per il 7% del valore complessivo. Questo squilibrio conferma che il mercato non premia la quantità, ma la capacità di posizionamento. Le aziende che riescono a strutturare distribuzione e servizio riescono ancora a crescere, mentre altre faticano a consolidarsi.

    Strategie future: cosa possono fare le imprese e il ruolo del governo

    Il governo non interviene sui dazi in modo diretto per il singolo comparto, ma agisce dentro una strategia più ampia di sostegno all’export. La linea attuale si basa su diplomazia commerciale, promozione internazionale e strumenti operativi come ICE e SACE. Le imprese possono accedere a fiere internazionali, assicurazioni sul credito e supporto all’ingresso nei mercati esteri. L’obiettivo politico non è abbattere le barriere tariffarie, ma evitare escalation e sostenere la competitività del Made in Italy attraverso la qualità.

    Per le aziende meno strutturate lo scenario è più complesso. Il mercato americano premia chi ha presenza stabile e penalizza chi entra senza rete commerciale. I costi fissi sono elevati e la gestione del cliente richiede continuità. Il rischio principale non è solo il dazio, ma la difficoltà a mantenere una posizione stabile nel tempo. Le strategie più efficaci diventano quindi selettive. Le imprese devono scegliere pochi partner affidabili, ridurre l’esposizione non necessaria e concentrarsi su segmenti chiari. La fascia media appare la più esposta, mentre cresce l’importanza della specializzazione o della premiumizzazione. Anche la diversificazione geografica diventa una leva essenziale per ridurre la dipendenza dal mercato USA.

    In questo scenario i dazi calzature USA non rappresentano un blocco, ma un filtro. Il mercato americano resta centrale, ma sempre meno accessibile in modo generalizzato. Il futuro del settore si gioca sulla capacità di trasformare la pressione competitiva in posizionamento. Il Made in Italy continua a reggere, ma solo per chi riesce a muoversi con struttura, strategia e continuità.

  • Interscambio commerciale 2025

    Interscambio commerciale 2025

    Il Centro Studi di Confindustria Moda ha elaborato i dati Istat relativi all’interscambio commerciale 2025 . Main Service offre una panoramica dei dati elaborati, analizzando export, import e saldo dell’interscambio commerciale del 2025.

    Export

    Il valore della produzione calzaturiera nel 2025 si assesta sui 12,8 miliardi di euro, di cui, circa l’85% è rappresentato dalle esportazioni. I dati elaborati, confermando l’incidenza percentuale delle esportazioni sui risultati produttivi degli ultimi anni.

    L’export del 2025 raggiunge gli 11,56 miliardi di euro. Il valore è frutto delle 192 milioni di paia esportate, ad un prezzo medio che si aggira sui 60 euro. Confrontando il dato con quello del 2024, si registra un calo in valore dello 0,7%. La differenza dipende da un aumento delle paia vendute, in crescita del 3,8%, e da una contrazione dei prezzi medi praticati, diminuiti del 4,3%.

    Rispetto ai dati del 2023, il valore dell’export è in calo dell’8,7%. Il risultato attuale, rispetto al 2023, registra infatti un lieve aumento delle quantità, pari allo 0,8%, controbilanciato da una diminuzione dei prezzi medi del 9,5%. Il minor valore, è quindi da ricercare non nelle quantità esportate, quanto nella contrazione dei prezzi medi praticati.

    La situazione attuale rispecchia il cambio di trend rispetto al periodo pre-Covid. La maggiore incidenza odierna dell’export, in crescita del 12,6%, è infatti frutto di un aumento dei prezzi medi (+18%), a fronte di quantità in diminuzione (-4,7%).

    Analisi per materiale tomaio

    Entrando nel merito dell’analisi per materiale di tomaio, le maggiori esportazioni, si registrano per calzature in pelle e cuoio. La categoria assorbe circa il 64% del valore ed il 43% delle paia esportate presentando inoltre il prezzo medio maggiore, che sfiora i 90 euro. Quest’ultimo è comunque in calo del 2,2% rispetto al 2024, mentre le quantità presentano una lieve flessione, restituendo un minor valore del 2,8%.

    Le calzature in sintetico, rendono all’export 1,375 miliardi di euro, per 58 milioni di paia esportate ad un prezzo medio di 23,78 euro. Rispetto al 2024 si registra per questa categoria, un lieve aumento del valore, pari allo 0,5%. Il risultato deriva da un incremento di quantità esportate, pari all’8,6%, a fronte di un decremento dei prezzi medi del 7,5%.

    Risibile il contributo di pantofole e calzature in gomma. Le due categorie contribuiscono all’export per circa l’1% del valore, con circa 9,3 milioni di paia. Le due categorie presentano comunque variazioni diverse rispetto al 2024. Le pantofole calano in valore del 4,8%, in ragione di un incremento di quantità dell’8,9%, controbilanciato da un calo dei prezzi medi del 12,6%. Le calzature in gomma registrano un crollo in valore del 34%, in quanto nonostante un incremento dei prezzi medi dell’11,5%, calano in quantità del 40,8%.

    Per quanto riguarda infine le calzature in tessuto e materiale diverso, si registra nel 2025 un aumento sia in quantità che in valore, a fronte di minori prezzi medi praticati.  

    È evidente come siano segmenti più basici, come la gomma, a mostrare le tensioni più forti sul mercato. Tuttavia il fenomeno è trasversale ed interessa prioritariamente la pressione sui prezzi medi.

    Analisi per area geografica

    L’Unione Europea si conferma come principale mercato di sbocco delle esportazioni italiane. Il blocco UE importa poco oltre il 70% delle paia esportate, corrispondenti al 52,29% del valore totale delle esportazioni. Il maggior valore rispetto al 2024, dipende in questo caso da un incremento di quantità esportate, a fronte di prezzi medi in calo del 4,5%.

    Le altre aree che contribuiscono maggiormente all’export in termini di valore, sono quella degli altri paesi europei  ed asiatici e l’America del Nord. Le tre aree, insieme raggiungono i 4,3 miliardi di euro, all’incirca equamente ripartiti, per un totale che sfiora i 38 milioni di paia.

    Le dinamiche tra le aree sono tuttavia diverse, in ragione dei prezzi medi praticati. Se gli altri paesi asiatici presentano prezzi medi pari ai 170,05 euro, quelli europei sono circa la metà, assestandosi sugli 86,63 euro. I diversi prezzi medi incidono quindi sulle quantità. A fronte delle 8 milioni di paia esportate negli altri paesi asiatici, in quelli europei si supera la quota dei 15 milioni. È comunque l’area asiatica a presentare la maggior contrazione rispetto al 2024, con un calo del 15,3% in valore e del 13,1% delle quantità , mentre l’area degli altri paesi europei, resta grosso modo stabile, con una lieve flessione dello 0,7% in valore e del 3,9% in quantità.

    Volendo porre il focus sull’incremento di performance rispetto l’anno precedente, crescono gli altri paesi d’Africa e l’America del Sud, rispettivamente del 15,3% e dell’11,5%. La maggior crescita in quantità riguarda invece i paesi d’Africa, che registrano +28,6%, mentre l’America del Sud, +5,2%.

    Continua la crescita moderata del Medio Oriente, che pur non offrendo un contributo deciso alle esportazioni, registra un aumento percentuale sia in valore che in quantità.

    Analisi per paese

    Guardando all’analisi per paese, la classifica è guidata da Francia, Usa e Germania. I tre paesi contribuiscono a circa il 42% delle esportazioni, sia in valore che in quantità, con delle variazioni rispetto al 2024 tendenzialmente stabili. Lievi aumenti negli USA, un minor calo in Francia ed un mercato effettivamente stabile in Germania.

    Di contro, la Cina registra un decremento in valore del 20% rispetto al 2024, assestandosi su un valore di circa 506 milioni di euro. Calano anche Corea del Sud e Russia, entrambe del 17% in valore. In particolare la Russia evidenzia un incremento dei prezzi medi del 9,7% a fronte di un calo delle quantità esportate, pari al 24,6%.

    Rispetto alle aree geografiche di appartenenza, Emirati Arabi e Spagna registrano buone performance in valore, in crescita rispettivamente del 9% e del 14% sul 2024.

    Importazioni

    Per quanto riguarda le importazioni, i dati dell’interscambio commerciale 2025, riportano di un valore pari a 6,723 miliardi di euro. Il risultato si traduce in 376,8 milioni di paia importate, ad un prezzo medio di 17,84 euro. Rispetto al 2024, il maggior valore dell’1,4%, è determinato da maggiori quantità importate, pari al 9,5%, controbilanciate da una diminuzione dei prezzi medi del 7,4%.

    Il dato, in lieve aumento rispetto al 2024, è comunque inferiore al 2023. La contrazione riguarda sia il valore che i prezzi medi, pari rispettivamente al 2,9% ed al 13,5%. Di contro, si registra un aumento di quantità importate, in aumento del 12,3%.

    Confrontando  i risultati degli ultimi anni con il periodo pre-Covid, si nota come le quantità importate siano pressochè stabili. Ad incidere però sul maggior valore delle importazioni sono i prezzi medi. Il 2025 mostra infatti un incremento di tali prezzi dell’11,1% rispetto al 2019, con conseguente impennata del valore, pari al 25,4%.

    Analisi per materiale di tomaio

    Ad incidere sul valore delle importazioni, pesano soprattutto le calzature in pelle e cuoio, per circa il 44% del valore totale. Le quantità in tal senso superano di poco i 90 milioni, con un prezzo medio di 33,06 euro. Rispetto al 2024, il valore cala del 4,1%, mentre l’aumento di quantità è controbilanciato dal minor prezzo medio praticato, in calo di 6 punti percentuali.

    Ad essere importate sono però maggiormente calzature in sintetico. Le quantità si assestano sui 141,75 milioni di paia. Il prezzo medio di 11,09 euro, fa si che le calzature in sintetico contribuiscano alle importazioni per un valore di circa un miliardo e mezzo.

    Rispetto al 2024, le maggiori quantità importate, +9,2% non determinano un incremento nel valore, che cala dell’1,1% in ragione del prezzo medio in calo del 9,4%.

    Come visto per le esportazioni, l’area pantofole e gomma, contribuiscono anche per le importazioni in misura minima. Sono specialmente le calzature in gomma a registrare un forte calo in valore, quantità e prezzi medi.

    Più rilevante è il risultato raggiunto dalle calzature in tessuto e materiali diversi, che costituisce circa il 30% del valore delle importazioni. I circa 2 miliardi di euro, corrispondono a 93 milioni di paia, importate ad un prezzo medio di 21,83 euro. La categoria registra un incremento in valore del 13,6% rispetto al 2024, a cui corrisponde un aumento delle quantità, pari al 15,9% e un calo dei prezzi medi del 2%.

    Analisi per area geografica

    Le principali aree di importazione sono quelle dell’UE e della zona dell’Asia, che insieme coprono il 90% sia in valore che in quantità. Il dato delle due aree ha comunque una genesi diversa rispetto al 2024. Nell’area UE, le importazioni diminuiscono del 5,1% in valore, in ragione di maggiori prezzi medi del 9,5% controbilanciati da quantità in calo del 13,4%. Di contro, la zona asiatica, cresce in valore del 23,7%, in virtù di quantità in aumento del 33,6% e prezzi medi in diminuzione del 7,4%.

    Analisi per paese

    Spostando l’analisi da area geografica a paese, la Cina si conferma come principale paese da cui l’Italia importa. Le importazioni dalla Cina interessano oltre 155 milioni di paia, per un valore di poco oltre 1 miliardo di euro. Il prezzo medio è non a caso il più basso, pari a 6,47 euro, ed in calo del 14% rispetto al 2024. Il dato si accompagna ad un incremento delle paia importate rispetto lo scorso anno, pari al 25%, per un incremento in valore del 7,9%.

    In termini di valore, completano il podio Paesi Bassi e Belgio, contribuendo all’import rispettivamente con 728,05 milioni di euro e 681,66 milioni di euro. In termini quantitativi, il Belgio è sostituito dal Vietnam, con 33,185 milioni di paia importate. Il paese registra una crescita rispetto al 2024 dell’86,7%  in quantità e del 63% in valore, in ragione di prezzi medi in diminuzione del 12,7%.

    Saldo dell’interscambio commerciale 2025

    La differenza tra esportazioni ed importazioni restituisce un saldo positivo in valore, ma non in quantità, e comunque in calo del 3.5% sul 2024. Le paia importate superano infatti di 184,8 milioni di unità quelle esportate. È la differenza dei prezzi medi praticati, 60,23 per le esportazioni e 17,84 per le importazioni, a definire il risultato. Il saldo dell’interscambio commerciale 2025, si assesta quindi sui 4,84 miliardi di euro.

    Risulta quindi evidente, come la competitività italiana, resti più legata alla capacità di sostenere prezzi elevati, piuttosto che alle quantità vendute.

    L’analisi dell’interscambio commerciale 2025 conclude la triade di appuntamenti dedicata al settore. Tra 15 giorni sarà tempo di un nuovo articolo sul nostro sito, dedicato alle ultime novità in casa Main Service. L’appuntamento è tra 15 giorni sul nostro blog.

  • Giornata Nazionale del Made in Italy 2026

    Giornata Nazionale del Made in Italy 2026

    Il 15 aprile si celebrerà la Giornata Nazionale del Made in Italy 2026. L’evento istituito dalla Legge Quadro Made in Italy (L.206/2023) celebra nell’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci, il saper fare italiano valorizzandone le eccellenze produttive.

    Filo conduttore della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026 è la formazione, centrale nel trasmettere il sapere necessario a rendere uniche le produzioni italiane. La celebrazione, giunta alla terza edizione, quest’anno festeggia anche il traguardo dei mille marchi storici registrati.

    Gli oltre 800 eventi in programma, divisi tra mostre immersive, appuntamenti formativi, eventi pubblici e visite aziendali, si svolgeranno dal 20 marzo al 10 maggio. A questo link è possibile conoscere l’elenco aggiornato.

    Gli eventi in programma non si svolgeranno solo in Italia, ma sono previsti anche diversi appuntamenti all’estero, che coinvolgeranno numerose aziende in diversi settori. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha infatti registrato per quest’anno un incremento di partecipazioni. A partecipare, oltre aziende appartenenti alle 5 A del Made in Italy (abbigliamento, arredo, agroalimentare, automazione ed automotive), saranno anche realtà di settori emergenti. Tra questi rientrano salute, spazio e difesa, economia blu, turismo, industrie culturali e creative, che hanno contribuito alla crescita dell’export italiano.

    Main Service nell’articolo, vi segnala tutti gli eventi legati al mondo del calzaturiero.

    Gli eventi del calzaturiero per la Giornata Nazionale del Made in Italy 2026

    Come anticipato, gli eventi della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026, non si concentrano il 15 aprile, ma dal 20 marzo al 10 maggio. Tra quelli già svolti, segnaliamo l’incontro “Prepararsi al Regolamento Ecodesign: normativa, mercati internazionali e prospettive per il settore tessile”. L’evento organizzato da Confindustria Veneto Est, svoltosi il 20 marzo all’interno della quinta edizione della Settimana della Sostenibilità, si è concentrato sulla normativa europea. Nel corso dell’evento, sono state affrontate le implicazioni per il settore moda del regolamento Ecodesign, sia in termini di obblighi ed opportunità. Si è discusso inoltre delle relazione con grandi brand extra UE, guardando alla comparazione normativa tra Regno Unito ed USA.

    Dal 23 al 25 marzo si è invece svolta presso il padiglione 6 della Mostra d’Oltremare a Napoli, la quarta edizione del Meet Italian Brands. L’evento dedicato alle aziende campane, è stato organizzato da Regione Campania, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Confindustria Campania e Unione Industriali Napoli, Università Luigi Vanvitelli ed il patrocinio del Comune di Napoli.

    Il coinvolgimento di ICE Agenzia, ha consentito ai circa 90 brand campani intervenuti, di incontrare oltre 100 buyer internazionali selezionati. La tre giorni di kermesse ha dato spazio sia ad incontri B2B che a talk e convegni. Nel corso di questi ultimi, si è parlato di valorizzazione dei giovani talenti ed è stato presentato il  Mo.CAM, il Distretto della Moda Campana.

    Infine il 26 marzo si è svolta a Vigonza, in provincia di Padova, la visita all’Istituto Politecnico Calzaturiero. L’incontro ha coinvolto 150 studenti e docenti, presentando ai giovani gli sbocchi professionali del settore.

    I prossimi appuntamenti dal calzaturiero per la Giornata Nazionale del Made in Italy 2026

    Il 12 aprile, a Monte Urano, in provincia di Fermo, si svolgerà Artigiano in Mostra. 30 artigiani esporranno calzature, borse ed articoli di pelletteria con dimostrazione dal vivo di orlatura e funzionamento della manovia.

    Nella giornata dedicata alle celebrazioni, sono previsti eventi formativi e mostre che si svolgeranno nelle Marche e la Toscana.  

    Per quanto riguarda le Marche, sono in programma due eventi dedicati alla formazione. “Why Italians do it better? Il racconto di un’eccellenza che parte da noi”, a Fermo, racconterà ai giovani il valore produttivo del distretto fermano maceratese. L’evento, che dedicherà particolare attenzione al comparto calzaturiero, coinvolge associazioni di categoria, Consorzio Calzature e Consorzio Cappellodoc e la Presidente di Unioni Stilisti Marche.

    A Porto Sant’Elpido, sempre in provincia di Fermo, sarà presentato MasterShoes, un talent tra studenti fashion design, nato per avvicinare i giovani al settore calzaturiero. Nel corso dell’iniziativa, gli studenti, supportati da tutor professionisti ed aziende del distretto, saranno impegnati a realizzare calzature e accessori.

    In Toscana, a Firenze, è in programma la visita guidata al Museo Ferragamo. Il Museo accoglierà la mostra “Salvatore Ferragamo 1898 – 1960” dedicata al fondatore della maison di moda. L’evento è accessibile su prenotazione, che è possibile effettuare seguendo questo link.

    I successivi appuntamenti della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026 …

    Nei giorni seguenti la celebrazione, sono previsti ulteriori eventi. A Lucca, il 18 ed il 19 aprile, si svolgerà “Moda Made in Italy”,  presentando una sfilata di prodotti tipici lucchesi. Dal 18 al 30 aprile a Vigevano andrà in scena “Trame di Futuro: eredità in movimento” una mostra dedicata alla manifattura.

    Il 6 maggio si svolgerà  a Prato “E’ di Moda il mio Futuro”, dedicato a studenti delle scuole secondarie di I e II grado. Il progetto, giunto alla nona edizione, intende avvicinare i giovani ai settori del tessile, dell’abbigliamento e del calzaturiero tramite visite aziendali, laboratori e concorsi.

    L’8 maggio, a Stra, in provincia di Venezia, la conferenza “Riviera del Brenta, terra del design. Il Made in Italy tra bellezza, cultura e identità” unirà innovazione calzaturiera, progetto architettonico e tutela del patrimonio.

    … e con il blog Main Service

    Dopo aver parlato di Made In Italy, nel prossimo articolo Main Service darà spazio ad un tema decisamente più informatico. Sarà infatti tempo di conoscere gli aggiornamenti del Rapporto Clusit sulla sicurezza digitale. L’appuntamento è tra 15 giorni, con un nuovo articolo sul nostro blog.

  • Primo trimestre 2026: tempo di indagini

    Primo trimestre 2026: tempo di indagini

    Con il primo trimestre 2026 prossimo a concludersi, è il momento ideale per un’analisi approfondita del settore calzaturiero.

    Nel corso dei prossimi articoli, Main Service porrà il focus su tre diversi argomenti. La vicinanza delle festività pasquali, normalmente dedicata all’analisi dei risultati economici del settore, e la concomitanza con altri due importanti appuntamenti, ha portato la software house ad allargare il campo di indagine.

    La recente pubblicazione dell’ultimo rapporto Clusit e la prossimità della 3° Giornata Nazionale del Made in Italy, sono temi certamente rilevanti per il calzaturiero.

    Tali argomenti, di cui offriamo di seguito una breve panoramica, saranno con l’analisi dei risultati settoriali, i temi portanti del prossimo bimestre all’interno del nostro blog.

    Rapporto Clusit 2026

    Tra gli appuntamenti dedicati all’analisi del primo trimestre 2026, uno di questi sarà dedicato al Rapporto Clusit 2026. Il rapporto dedicato alla valutazione delle minacce e conseguenti strategie in ambito di Cyber Security, è sviluppato come ogni anno da Clusit, l’Associazione Italiana per la sicurezza informatica.

    Il documento è stato presentato nella 3 giorni dedicata al Security Summit di Milano, svoltosi a Milano dal 17 al 19 marzo. Come emerso anche dall’ultima analisi sviluppata dall’Associazione, che potete trovare a questo link, quello della Cyber Sicurezza è un tema che interessa il settore manufatturiero ed il mondo della PMI.

    Main Service cercherà di capire quale sia lo stato dell’arte della sicurezza digitale e quali misure precauzionali utilizzare.

    Giornata Nazionale Made in Italy

    Il 15 aprile si festeggia la Giornata Nazionale del Made in Italy. La festività istituita con Legge Quadro sulla Tutela del Made in Italy 206/2023 è giunta alla sua terza edizione.  Alla celebrazione, si accompagnano come di consueto numerosi eventi, quest’anno in programma tra il 20 marzo ed il 10 maggio.

    L’obiettivo è chiaramente quello di promuovere la creatività e l’eccellenza del Made in Italy, valorizzandone prodotti e produzioni tipiche.

    Parlare di Made in Italy per Main Service significa parlare inevitabilmente di settore. Per questo le attività dedicate alla Giornata Nazionale del Made in Italy saranno un tema affrontato nei prossimi articoli.

    Analisi dei dati di settore

    Main Service darà spazio anche all’analisi dei risultati raggiunti dal settore calzaturiero. Al centro dell’indagine, i dati sviluppati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, che ciclicamente fotografa il settore restituendone l’andamento.

    Main Service proporrà un quadro dell’andamento settoriale, per capire se i segnali incoraggianti evidenziati nel corso degli ultimi mesi, siano effettivamente confermati.

    Non resta che dare attendere il prossimo articolo, online tra 15 giorni sul blog, con il primo dei tre appuntamenti dedicati al settore.

  • Consumatore A/I 2026/27: tutte le caratteristiche

    Consumatore A/I 2026/27: tutte le caratteristiche

    A poco meno di un mese dal Micam, Main Service vi porta alla scoperta di come sarà il consumatore dell’ A/I 2026/27. L’analisi condotta da Livetrend,  che incrocia dati provenienti da e-commerce, fashion show, social ed interessi degli acquirenti ha evidenziato le caratteristiche del consumatore per la stagione protagonista al prossimo Micam.

    Come sarà il consumatore dell’A/I 2026/27?

    La prima indicazione che arriva da Livetrend, è che il consumatore dell’A/I 2026/27 preferirà investire in esperienze piuttosto che in beni tangibili. Viaggi, cura della persona e spazi quotidiani, saranno le principali voci di spesa della Silver Genration. Sarà infatti la popolazione over 50 a guidare le tendenze d’acquisto. Questa sarà presa d’ispirazione soprattutto dai più giovani, mossi dalla voglia di rielaborare il valore delle cose semplici.

    Il sentiment, definito Primal Renaissance, rifletterà infatti la crisi del lusso inteso nell’accezione comune. I consumatori sceglieranno prodotti di elevata qualità e prezzi contenuti, rivalutando il reselling e gli accessori second hand, anche in un ottica di maggior interesse verso la sostenibilità.

    La ricerca dei prodotti sarà facilitata dall’intelligenza artificiale, che sarà altrettanti largamente utilizzata anche dai retailer per proporre offerte sempre più mirate, secondo strategie full funnel.

    Oltre questa panoramica generale, Livetrend ha individuato quattro differenti profili del consumatore dell’A/I 2026/27.

    Le quattro declinazioni del consumatore A/I 2026/27

    Heremit

    Heremit è il profilo che individua i consumatori più legati alle tradizioni ed al mondo rurale. L’individuazione nasce dall’analisi di trend riscontrati sia sul web che nei comportamenti del consumatore.

    Circa il primo aspetto, Livetrend ha evidenziato come le ricerche online abbiano mostrato un incremento per keyword come scandi style (+100%), fishermancore (+2900%), minimal living (+250%) elemental e slow productivity (entrambe a + 200%). A ciò si aggiungano tendenze sempre più diffuse, Tra queste la nascita di svariate comunità agricole, in cui confort moderni e vita sostenibile si fondono, o l’interesse crescente per i corsi che stimolano la manualità e portano a riconnettersi con la tradizione artigiana.

    Ne deriva un soggetto introspettivo e riflessivo, che ricerca la stabilità allontanandosi dalla sovraesposizione e rifugiandosi nelle tradizioni. Semplicità e pazienza sono i principi cardine di questo profilo, che conduce uno stile di vita ecologico e sostenibile.

    Multilocal

    Multilocal,  è il profilo più interessato alle interazioni umane, alle altre culture e al loro patrimonio. Le keywords in aumento che hanno contribuito ad individuarlo, sono neobrutalism (+2700%), rural community (+850%), heritage (+175). Tra i principali interessi, rientrano quelli in cui il consumatore è in grado di concentrarsi sulle interazioni umane. Si guarda infatti ad app come Timeleft, con cui le connessioni si trasformano in rapporti reali, e le community sauna, in cui i device sono aboliti per favorire il confronto diretto, scevro da pregiudizi.

    Il Multilocal si mostra quindi come empatico, fiducioso ed aperto alle diversità. Lo caratterizzano uno spirito collaborativo ed un approccio inclusivo, fatto di condivisione di esperienze ed influenze interculturali.

    Stimulator

    Sebbene condivida con i precedenti profili il disagio per un mondo eccessivamente tech e poco stimolante, lo Stimulator vi risponde in modo sostanzialmente diverso, attraverso edonismo e spensieratezza tipiche, secondo tale profilo, degli anni passati.

    La conferma arriva dalle ricerche effettuate sul web, di termini come dandy look (+180%), maximalism (+190%)m y2k look (+300%), retro glam (+2500).

    Ne deriva un soggetto giocoso e ottimista, che vive il momento e preferisce esperienze intense e sensoriali, come i ritiri di longevità, cioè viaggi luxury che combinano natura e rituali di guarigione tradizionale per riconnettersi con se stessi, come dimostra il successo registrato da app per il benessere psicofisico come Somashare.

    Code Breaker

    L’incremento di ricerche con keyword come Castelcore (+1000%), Motoboho (750%) e Medieval (90%), ha portato all’individuazione del Code Breaker, il più ribelle dei quattro profili del consumatore dell’A/I 2026/27.

    Il Code Breaker è un attivista che fa leva sulla propria rabbia per cambiare il mondo in cui vive. Rifiuta le imposizioni dell’autorità, combatte la disinformazione, e a differenza degli altri profili vede nella tecnologia un’alleata con cui trasformare il mondo circostante.

    Questo comportamento definito coinvolgimento resiliente si traduce anche esteticamente,con una predilezione per le epoche più buie. Ciò si concretizza sia attraverso una moda adattiva, accessibile a persone con disabilità e ad anziani, sia verso un abbigliamento genderless.

    Questi, secondo Livetrend, sono i consumatori dell’A/I 2026/27. Non resta che scoprire se le collezioni che andranno in scena al Micam, incontreranno i gusti dei profili individuati. Nel prossimo articolo, andremo ad analizzare quelle che saranno le tendenze presentate al Micam 101. L’appuntamento è tra 15 giorni sul nostro blog.

  • Governo e filiera calzaturiera: un 2025 tra difficoltà e prospettive

    Governo e filiera calzaturiera: un 2025 tra difficoltà e prospettive

    In un 2025 che ha confermato il momento difficile affrontato dal settore, è giusto fare il punto sulle relazioni tra Governo e filiera calzaturiera. Per capire le prospettive dell’anno che si appresta ad avviarsi, ripercorriamo le tappe fondamentali del ruolo che le istituzioni, nazionali e meno, hanno ricoperto nel corso dell’anno.

    La situazione ad inizio anno

    Il 2025 del settore si è aperto con una filiera già in sofferenza. La produttività e il fatturato mostravano cali significativi ereditati dal 2024, mentre l’export, da sempre motore del comparto, registrava contrazioni in valore e lievi incrementi nei volumi. In questo contesto fragile si sono rese inevitabili misure correttive che hanno coinvolto anche il governo. Assocalzaturifici ha segnalato un calo del fatturato del 9,7% nei primi nove mesi del 2024 e una riduzione dell’export del 9,2% nello stesso periodo, mentre alcuni distretti denunciavano un crollo produttivo oltre il 16%. I primi mesi del 2025 confermavano la tendenza, con volumi in lieve aumento ma valori ancora in calo. Inevitabile, in una situazione del genere, la richiesta di supporto da parte del Governo.

    Governo e calzaturiero: tra obiettivi raggiunti ed appuntamenti mancati

    Secondo Giovanna Ceolini, il settore necessitava risposte rapide. Durante il Luxury Summit, la presidente ha chiesto interventi su costo del lavoro, sostegni all’export e difesa dell’identità del Made in Italy. Il governo ha aperto un confronto attraverso il Decreto-legge 14 marzo 2025 n. 25, che ha introdotto misure su credito d’imposta, accesso al credito e internazionalizzazione. In materia di export, il protocollo d’intesa con la Regione Marche ha avviato un percorso condiviso per rafforzare la presenza estera dei distretti.

    Il MIMIT ha poi riconvocato la tavola rotonda sulla filiera, con l’impegno di monitorare costi energetici, mercato del lavoro e competitività. Non tutte le aspettative del settore sono state soddisfatte. Secondo Giovanna Ceolini, alcune tavole rotonde convocate nei primi mesi dell’anno non hanno prodotto i risultati attesi, lasciando irrisolti nodi centrali come costo del lavoro, formazione tecnica e sostegni strutturali all’export. L’esclusione dei temi legati all’ultra fast fashion dal DDL Concorrenza ha accentuato il divario tra esigenze della filiera e decisioni politiche. Le imprese attendevano norme capaci di tutelare qualità, sostenibilità e concorrenza leale.

    L’incidenza del mercato estero

    La crisi del settore nel 2025 ha avuto anche una forte dimensione internazionale. Gli Stati Uniti, che negli ultimi anni rappresentavano un mercato strategico per molte aziende italiane, hanno introdotto un dazio aggiuntivo del 20% sulle calzature europee a partire dal 9 aprile 2025. Questa misura ha colpito un comparto che stava cercando di rimpiazzare il calo della domanda proveniente da mercati orientali influenzati da tensioni geopolitiche e conflitti. Le imprese avevano puntato sugli Stati Uniti come alternativa credibile, viste le difficoltà nel Far East e la concorrenza crescente in Medio Oriente.

    Il dazio ha generato un improvviso aumento dei costi, portando l’incidenza tariffaria complessiva anche oltre il 28% su alcuni modelli. Diverse aziende hanno segnalato un calo immediato degli ordini e un rallentamento delle spedizioni. Secondo i dati più recenti, l’export italiano di calzature verso gli Stati Uniti ha registrato un decremento superiore al 20% nella parte centrale dell’anno. Il settore percepisce questa situazione come un rischio serio, perché il mercato americano garantiva margini più stabili e un posizionamento coerente con il valore del Made in Italy.

    A questo scenario si aggiunge l’adeguamento alle nuove norme europee. Il Regolamento UE 2023/988 ha sostituito la Direttiva 2001/95/CE, introducendo obblighi più severi per produttori, importatori e distributori. La riforma richiede tracciabilità puntuale del prodotto, responsabilità estesa lungo la filiera, procedure di richiamo più chiare e un rafforzamento della documentazione tecnica. La vecchia direttiva, meno stringente, non copriva in modo uniforme le nuove esigenze di un mercato globalizzato. L’adeguamento al nuovo quadro impone investimenti organizzativi che pesano soprattutto sulle piccole imprese.

    Contraffazione: un problema da risolvere

    La crisi del settore non riguarda solo vendite ed export. Nel corso del 2025 è cresciuta anche la preoccupazione per la legalità della filiera, tema più volte ribadito da Assocalzaturifici. L’associazione ha richiesto controlli più capillari, procedure uniformi e un sistema che premi le imprese virtuose. Secondo Giovanna Ceolini, la competitività del Made in Italy passa anche dal rispetto delle norme sul lavoro, dalla tracciabilità dei processi e da un modello produttivo trasparente.

    Il settore ha inoltre assistito a un incremento dell’attenzione mediatica legato a recenti casi di irregolarità e sospetti di caporalato all’interno di alcune filiere del lusso. La narrazione pubblica, spesso generalizzata, rischia di danneggiare imprese totalmente regolari che operano nel rispetto delle norme. Confindustria Moda ha segnalato che un eccesso di attenzione mediatica, non accompagnato da verifiche rigorose, può produrre un danno reputazionale profondo all’intero comparto. Le aziende virtuose chiedono quindi controlli severi, ma anche chiarezza comunicativa e distinzione netta tra chi rispetta le regole e chi opera ai margini della legalità.

    Il DDL PMI ha introdotto una certificazione di filiera che punta proprio a rafforzare questo principio. Lo strumento, accolto positivamente dalle imprese, permette di valorizzare chi investe in trasparenza e sicurezza. Le nuove norme europee sulla sicurezza dei prodotti, combinate con la richiesta crescente di responsabilità sociale, rendono evidente la necessità di un sistema normativo moderno e coerente. La battaglia per la legalità non è quindi solo un tema etico, ma una condizione essenziale per tutelare il valore del Made in Italy nel mondo.

    I Piani strategici per il futuro

    Lo sguardo ai prossimi anni dipende dalla capacità del governo di adottare strumenti strutturali. Il  “Piano Italia 2030”, elaborato da KPMG per Assocalzaturifici, mira a rilanciare la competitività attraverso sei pilastri: innovazione tecnologica, visione unitaria della filiera, identità del Made in Italy, strategia internazionale, valorizzazione dell’artigianato e manifattura avanzata. Finora il piano è stato discusso nelle sedi istituzionali, ma non ancora tradotto in misure operative.

    Il Piano Strategico Industriale 2035, elaborato da Confindustria Moda e LIUC Business School, amplia il perimetro all’intero sistema TMA e punta su sostenibilità, formazione, comunicazione e competitività globale. Secondo Ceolini, questi strumenti possono guidare il rilancio, ma richiedono continuità politica e applicazione concreta. I prossimi anni diranno se le strategie riusciranno a consolidare una filiera che resta centrale per il Made in Italy.

    Non resta che attendere i dati a consuntivo del 2025, che saranno noti solo in corso 2026, per capire se le azioni intraprese abbiano modificato la traiettoria dei risultati. L’appuntamento con l’ultimo articolo dell’anno è tra 2 settimane sul blog.

  • Primo trimestre 2025 del calzaturiero

    Primo trimestre 2025 del calzaturiero

    Piena estate e tempo di bilanci: Main Service propone una panoramica sui dati del primo trimestre 2025 del calzaturiero con uno sguardo alle attività prodotte in questa prima metà dell’anno.

    Primo trimestre 2025: situazione ancora complessa per il settore.

    Non arrivano segnali di miglioramento dai dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici. Il primo trimestre del 2025 continua a registrare un andamento negativo dei principali indicatori del settore.

    Produzione e consumi nel primo trimestre 2025

    Sul fronte interno della produzione, il dato del primo trimestre 2025 riporta un calo del fatturato del 7% rispetto l’analogo trimestre del 2024. Il calo della produzione rispecchia in parte anche l’andamento della situazione occupazionale. Il 2024 ha chiuso con 3.369 impieganti 70841 dipendenti. Rispetto a tale dato il primo trimestre 2025 ha restituito un risultato pressochè stabile sebbene in calo. I risultati mostrano una diminuzione percentuale rispettivamente dello 0,6% e dello 0,8%, equivalenti circa a 20 aziende e 600 dipendenti.

    Sempre in ambito lavorativo, aumenta il ricorso alle ore di cassa integrazione per quanto riguarda l’intera filiera pelle, in cui è ricompreso il comparto calzaturiero. Sono state concesse 13 milioni di ore, quasi 5,1 milioni di ore in più rispetto al primo tremestre 2024, con un incremento del 66,1%. Dei tre mesi quello con incremento maggiore è marzo, che rispetto all’analogo mese dle 2024 registra un incremento del 116%.

    Circa i consumi interni, il calo dovuto all’aumento dei costi energetici è in linea con l’inflazione, registrando una diminuzione dell’1,2% in spesa e 2,1% in quantità. Al minor valore contribuiscono scarpe da uomo, donna e bambino, con flessioni in quantità del 4,8% e del 3%. Di contro aumentano sportive e sneakers dell’1% in volume ed 1,7% in spesa.

    Export in calo nel primi mesi del 2025

    Per quanto riguarda le esportazioni, il dato è di 3.035,42 milioni di euro e 53.186.000 paia. Il prezzo medio si assesta così sui 57.07 euro. Rispetto l’analogo periodo del 2024, il valore del fatturato cala del 4,1%, mentre aumenta del 2,5% l quantitativo di paia esportate. Il dato evidenzia il calo dei prezzi medi, che si assesta al 6,5%.

    A livello regionale, oltre il 60% della produzione destinata all’export, proviene da Lombardia (26,7%), Veneto (21,9%) e Toscana (14,7%). Le altre regioni dei principali distretti calzaturieri, Marche, Emilia Romagna, Puglia e Campania, aggiungono un ulteriore 22,4%. Il restante 14,3%  proveniente dalle altre regioni, è in larga parte appannaggio del Piemonte, con il 6,9%.

    Al di la della suddivisione produttiva, è solo la Lombardia a registrare un valore positivo delle esportazioni sul 2024, con un incremento del 5,9%. Il Veneto vede invece contrarre la propria quota del 10,6%, mentre la Toscana del 20,1%. Le altre regioni dei distretti, analogamente registrano contrazioni: -6,9% per le Marche, -12,3% per l’Emilia Romagna, -5.7% per la Puglia e -20,9% per la Campania.

    A trainare l’export, nonostante il calo in valore dell’8,9% rispetto al primo trimestre 2024, sono le calzature in pelle e cuoio. I valori parlano di un fatturato di 1.880,92 milioni di euro e 22.987.000 paia esportate. Aumentano le vendite delle calzature in sintetico (+2,6% in valore e +6,2% di paia vendute). Le calzature in gomma registrano un calo sia in quantità che in valore, nonostante l’aumento dei prezzi medi del 21,4%.

    La principale area di destinazione è il blocco UE, che accoglie poco più del 70% delle quantità prodotte in Italia. Tuttavia il maggiore incremento in valore e quantità si registra nell’area del Medio Oriente, che aumenta rispettivamente del 10,8% e del 14,6%. Segnali positivi anche dall’Est Europa, America ed Africa Settentrionale.

    A livello di singolo paese, Francia, Germania e USA guidano le esportazioni generando un fatturato pari a circa 1/3 delle esportazioni totali. La crescita maggiore in valore la si registra però in Cechia ( + 28,9%), oltre che Turchia ed Emirati Arabi, rispettivamente con una crescita in valore del 21% e del 16,8%. Di contro, forte rallentamento nel Far East, con Cina, Corea ed Hong Kong che vedono un calo di medio del 26,5%.

    Import e saldo commerciale

    Sul versante delle importazioni, i risultati vedono un valore di 1.866,74 milioni di euro per 114.955.000  di paia, con un prezzo medio di 16,24 euro. Il dato indica un aumento delle importazioni in valore più contenuto della variazione in quantità, con conseguente calo dei prezzi medi di importazione.

    Il costo di importazione diminuisce infatti per tutti i materiali di tomaio. A fronte di importanti incrementi nelle quantità importate (+42,5% per prodotti in gomma, e sintetici e pantofole che incrementano di poco oltre il 30%), gli incrementi in valore sono più contenuti (7% per i prodotti in pelle e cuoio e -3,8% per i prodotti in gomma).

    Per quanto riguarda le macro aree, le importazioni dell’UE risultano pressochè invariate, mentre la zona asiatica a registrare un forte aumento sia in valore, 52,2%, che in quantità 56,2%.

    Le importazioni provengono principalmente da Cina, Belgio e Germania, mentre i maggiori incrementi si registrano in valore per Cambogia, Birmania, Indonesia e Vietnam.

    Si assottiglia quindi il saldo commerciale per un valore di 1.168,67 euro rispetto ad 1.502,91 del 2024

    Non solo primo trimestre 2025: le attività Assocalzaturifici nel corso dell’anno

    I dati evidenziano una situazione complessa per il settore, dettata principalmente da tensioni internazionali ed una fiducia ancora fragile da parte degli imprenditori.

    Assocalzaturifici, che a luglio ha festeggiato 80 anni di attività, ha lavorato in questa fase del 2025, per dare risposta ad entrambi i problemi. I temi principali sono quindi individuabili nella  formazione dei futuri imprenditore e sul rafforzamento del Made in Italy.

    Formazione

    Per quanto riguarda la formazione, numerosi sono stati gli appuntamenti volti ad offrire linee guida a chi già opera nel settore calzaturiero. Assocalzaturifici ha trattato il Regolamento UE 2023/988, affrontando nel webinar dedicato, temi quali etichettatura, tracciabilità, misure di vigilanza e sanzioni. Un ulteriore tema affrontato è stato quello relativo all’ ordinanza dell’amministrazione statunitense del 2 aprile, che ha sospeso per 90 giorni l’aumento dei dazi doganali. L’incontro ha individuato strumenti utili ad affrontare il contesto internazionale.

    Sempre  relativamente al mercato americano, Assocalzaturifici ha collaborato con Simest, la soocietà che dal 1991 sostiene le aziende nei processi di internazionalizzazione. Il webinar proposto ha offerto indicazioni circa investimenti produttivi e commerciali, innovazione tecnologica, digitale ed ecologica, formazione del personale e rafforzamento patrimoniale. La misura dedicata all’America Centrale e Meridionale è stata pensata per rafforzare la competitività delle aziende italiane con interessi strategici n quelle aree.

    È stata inoltre  ampliata la misura per la transizione digitale o ecologica, con attenzione alle imprese energivore e a quelle coinvolte in percorsi certificati di efficientamento energetico, destinando la maggior parte delle risorse proprio al rafforzamento patrimoniale.

    Ancora in ambito di sostenibilità, sono state presentate le novità del VCS, lo strumento ideato da Assocalzaturifici per valutare la pratiche sostenibili della filiera calzaturiera. Il tema è stato trattato a fine maggio nell’ambito dell’incontro dell’incontro “A grandi passi verso la sostenibilità”, svoltosi al Politecnico Calzaturiero di Capriccio di Vigonza.

    Gruppo Giovani

    Oltre alle attività dedicate a chi già opera nel settore, il 2025 ha finora proposto momenti dedicati anche ai più giovani. Il 14 maggio si è svolto il primo Forum nazionale dei Giovani del Made in Italy ,  intitolato Creare il Futuro. L’evento è stato organizzato dal Gruppo Giovani di Confindustria Accessori Moda, Federlegnoarredo e Federalimentare, riunendo così le 3F del Made in Italy (Food, Fashion e Forniture). L’incontro è servito a ribadire l’importanza del dialogo tra i settori per sostenere il futuro del Made in Italy.

    Il Gruppo Giovani di Assocalzaturifici è stato poi protagonista dell’incontro “La Legge del Lupo”. La due giorni si è svolta ad inizio luglio, trattando temi come leadership, potere e carisma. L’incontro anticipa quelli che saranno i prossimi appuntamenti dedicati al Gruppo, volti a formare i leader del futuro.

    Made in Italy

    Nell’ambito del Made in Italy, si registrano diverse partecipazioni istituzionali volte al sostegno del saper fare italiano. Assocalzaturifici ha partecipato al Luxury Summit de Il Sole 24 Ore, nel corso del panel “Disegnare il futuro del Lusso”. Nell’occasione è stata sottolineata l’importanza delle PMI nella composizione della filiera italiana e di come queste piccole realtà siano conservatrici del saper fare italiano.

    Tra  il 24 ed il 26 marzo, Assocalzaturifici ha presenziato a Meet Italian Brands presso la Mostra d’Oltremare, nell’ambito delle giornate del Made in Italy. L’occasione ha previsto incontri in cui si è discusso di internazionalizzazione, sostenibilità, nuove tecnologie e strategie di business.

    Oltre ad attività istituzionali spazio nel primo trimestre 2025  anche da attività più rivolte all’ambito operativo. Confindustria Accessori Moda , che riunisce Assocalzaturifici, Assopellettieri, AIP e UNIC , ha partecipato all’audizione presso la Camera dei Deputati sul decreto-legge del 14 marzo 2025. La presidente Giovanna Ceolini ha portato all’attenzione delle istituzioni tre priorità strategiche per il comparto: il tema ancora aperto dei crediti d’imposta per Ricerca e Sviluppo 2015–2019, la necessità di un accesso più efficace al credito, e l’importanza di politiche di sostegno alla crescita e all’internazionalizzazione delle imprese.

    Internazionalizzazione

    Sul piano internazionale, a gennaio è stato siglato un protocollo d’intesa tra l’Associazione e la Regione Marche. L’accordo vede la promozione del settore sui mercati internazionali al fine di rilanciare la filiera. In tale ottica si inserisce anche l’incontro “Le Marche: eccellenza italiana tra moda, gusto e territorio”, svoltosi a Bruxelles. Tale incontro ha inteso promuovere l’identità manifatturiera delle Marche con un focus sui settori della moda, calzature, pelletteria e enogastronomia, puntando a valorizzare le aziende regionali sui mercati internazionali e creare opportuntà di networking.

    Bruxells il 15  maggio è stata inoltre meta di una missione istituzionale di Assocalzaturifici, che ha incontrato rappresentati della commissione europea, DG Trade ed esponenti delle istituzni europee. Il temi sono stati l’aggiornamento sui dossier commerciali europei rilevanti per il comparto calzaturiero italiano e la difesa degli interessi del settore nell’ambito dei negoziati bilaterali tra UE ed altri Paesi. In particolar modo il focus si è incentrat sugli USA, in merito ai dazi doganali, in ragione dell’insatabilità verso un mercato che rappresenta il secondo Paese di destinazione per la calzatura Made in Iataly e su India ed Indonesia.

    L’Indonesia ha accolto un evento speciale dedicato al Micam  In occasione dell’Indonesia Fashion Week, MICAM e MIPEL hanno rappresentato l’eccellenza italiana della calzatura e pelletteria con un evento speciale all’interno del Creative Stage del JCC. L’iniziativa, parte del progetto MICAM Academy, ha lanciato una borsa di studio per due giovani talenti indonesiani, che parteciperanno a un corso intensivo presso Arsutoria School a Milano e saranno ospiti del MICAM Education Talk a settembre.

    Come dichiarato da Giovanna Ceolini, Presidente di MICAM e Assocalzaturifici, il progetto intende costruire un ponte tra Italia e Indonesia, promuovendo creatività, formazione e dialogo tra industrie. Un messaggio condiviso anche dall’Italian Trade Agency di Giacarta, che ha definito l’iniziativa parte delle strategie di promozione integrata del Made in Italy in un mercato dinamico e in crescita.

    Oltre la tappa in Indonesia, l’Asia è stata meta anche di altri eventi organizzati per il settore calzaturiero. Dal 5 al 7 marzo si è svolta in Kazakistan La Moda Italiana @Almaty, a cui hanno partecipato 100 brand e 86 aziende italiane. Luglio invece ha visto un doppio appuntamento che in pochi giorni ha portato il Made in Italy a Tokyo e Seul.

    Trai prossimi appuntamenti internazionali, l’Asia sarà ancora protagonista. Il Made in Italy tornerà ad Hong Kong dal 3 al 6 settembre in occasione de La Moda Italiana @ Centerstage. Sarà poi il momento di tornare in Europa, più precisamente a Parigi in occasione della partecipazione italiana a Who’s Next, dal 6 all’8 settembre.

    Nello stesso periodo, sarà la volta di un altro importante appuntamento fieristico con la calzatura. Dal 7 al 9 settembre si volgerà infatti la 100° edizione del Micam. In attesa di conoscere le novità della prossima edizione, diamo uno sguardo ai risultati raggiunti dall’edizione di febbraio.

    99° Edizione del Micam

    L’edizione 99 del Micam  si è svolta dal 23 al 25 febbraio in concomitanza a Mipel, TheOne Milano, e Milano Fashion&Jewels. L’affluenza nei giorni di manifestazione è stata di 40.449 visitatori. Di questi il 45% stranieri, provenienti principalmente da Giappone, Cina, Francia, Spagna, Germania, Grecia e Turchia.

    Il dato è pressochè identico rispetto all’analoga manifestazione del 2024.L’edizione 97 del Micam registrò 40.821 operatori, provenienti in larga parte dai medesimi paesi della scorsa edizione.

    Per quanto riguarda strettamente il Micam, a questa edizione hanno partecipato oltre 850 brand,  di cui 415 italiani e 438 provenienti da 28 paesi. 

    L’edizione 99 del Micam ha presentato anche la nuova campagna di comunicazione, Game Changers, volta a promuovere i calzaturieri come protagonisti della rivoluzione dello stile. Una campagna incentrata sulle persone che animano il settore, che senza dimenticare la tradizione, propongono nuove idee, materiali e tecniche, anticipando le tendenze del design.

    Eco di Empatia: La tendenza dell’A/I 2025

    A proposito di tendenze, il Micam 99 ha presentato con LiveTrend la macro-tendenza dell’ A/I 2025, definta “Eco di Empatia”. Il significato sottostante il trend,  sottolinea come la vera forza per andare avanti, sia da ricercare nella condivisione con gli altri e non nell’edonismo. Valori come diversità, inclusione, compassione devono guidare l’essere umano in un percorso di crescita fatto di legami con gli altri.

    La tendenza è prende forma attraverso quattro collezioni: Utopian Utility, Twisted Classics, Meditative Artisan e Wonderous Daze.

    Utopian Utility presenta scarpe funzionali ed eleganti ispirate al low-tech, con mix di materiali morbidi e tecnici come pelli scamosciate, nylon e finiture opache. Dettagli ispirati allo sport e al lavoro danno comfort e stile, in un’estetica sobria e rigenerativa.

    Twisted Classic propone calzature eleganti dal gusto retrò, arricchite da tocchi moderni e ribelli, come fibbie complesse e forme geometriche. I materiali spaziano da superfici lucide a tweed e animalier, con colori che fondono nostalgia e attualità.

    Mediative Artisan è la scarpa ispirata allo stile bohémien e nomade, realizzate con materiali naturali come scamosciati grezzi e pelli pelose. Ricami, frange e forme rustiche evocano spiritualità, artigianato e un forte legame con la natura.

    Wondrous Daze mescola romanticismo e punk, con estetiche contrastanti e materiali come pelle lucida, velluto e dettagli decorativi. Borchie, cristalli e nastri celebrano la bellezza dell’imperfezione in un look emotivo e surreale.

    Prossimi Step

    L’analisi dell’ultima edizione del Micam conclude la panoramica sul primo trimestre 2025 e offre un gancio per i prossimi step. Il Micam sarà infatti protagonista dei prossimi articoli pubblicati sul blog Main Service, anche per la ricorrenza che, come anticipato, si appresta a festeggiare. Main Service è pronta a raccontare tutte le novità che saranno presentate a Fiera Milano dal 7 al 9 settembre.

    L’appuntamento è tra due settimane con nuovo articolo sul nostro blog. Buon proseguimento di ferie!